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venerdì 6 ottobre 2017

Torta Bertolina



INGREDIENTI

Uva fragola 600 g
Farina di grano tenero 00 oppure 0 400 g)
Farina di mais Fioretto 100 g)
Zucchero 1-2 cucchiai (15/30 g)
Latte 200 ml
Olio quanto basta
Lievito di birra 25 g un panetto*
Acqua quanto basta
Pizzico di sale
Zucchero a velo quanto basta


UTENSILI
Cucchiaio
Cucchiaio legno
Cucchiaino caffè
Terrina per la farina 00 25 cm (boulle)
Terrina per la farina mais 12 cm (boulle)
Tagliere 40cm
Teglia 24-25 cm bordi alti
Pennello alimentare
Bicchiere per il latte
Spargi zucchero



In una terrina unite la farina di grano tenero con la farina di mais e mescolate con un cucchiaio. Scaldate il latte sul fuoco appena è tiepido toglietelo dal fuoco e fatevi sciogliere il lievito mescolandolo con un cucchiaino fino a quando si sarà sciolto tutto. Mettete il latte in cui avete fatto sciogliere il lievito nella terrina con le farine e impastate con un cucchiaio di legno se il composto è troppo duro potete aggiungere un po' d’acqua, aggiungete un pizzico di sale, e continuate a mescolare, potete aiutarvi anche con le mani, fino ad ottenere un impasto liscio, omogeneo e morbido quindi fate una palla con l’impasto e lasciatela nella terrina. 




Coprite la terrina con un canovaccio inumidito (bagnato) e mettetelo a lievitare in un posto caldo (30 gradi) per un paio di ore circa finché non raddoppia di volume. Poi dividete in due parti una un po' più grande e l’altra leggermente più piccola in proporzione 60% e 40% circa. Mettete la parte più grande su un tagliere spolverato con della farina e allargandolo con le mani fate un disco di pasta leggermente più grande della teglia. Spennellate la teglia con dell’olio extra vergine di oliva per non farla attaccare, ponete il disco di pasta nella teglia e fatelo aderire alla teglia avendo l’accortezza di fare dei bordi alti. Mettetevi sopra l’uva fragola precedentemente pulita e con gli acini sgranati e aggiungete un cucchiaio di zucchero. Quindi con la parte rimasta dell’impasto fate un altro disco di pasta della stessa grandezza della teglia, verrà usato per chiudere la torta, facendo in modo che aderisca bene all’impasto sottostante.




 Fatto ciò spennellate la parte superiore della torta con dell’olio extra vergine di oliva e mettete in forno caldo ,precedentemente riscaldato per 10/15 minuti a 200 gradi. La torta va cotta per circa 40 minuti a 180 gradi poi toglietela dal forno e lasciata raffreddare. Quindi toglietela dalla teglia e se volete potete anche cospargerla con dello zucchero a velo e BUON GNAM GNAM A TUTTI.



NOTA

La torta Bertolina dolce tipico autunnale nasce nella città di Crema e nel cremasco in Lombardia nel XIX secolo, quando proveniente dall’America del nord, si diffonde la coltura dell’uva fragola. La ricetta sopra descritta, è una versione  della torta Bertolina “povera” e contadina e che sopra tutto piace a me. Esistono molte versioni della ricetta, e quasi tutte molto più “ricche”.





Elpho

venerdì 29 settembre 2017

Comici Camici Run


Sabato 23 settembre  ore nove del mattino mi trovo in fila per iscrivermi alla Camici Comici Run, corsa campestre non competitiva che si svolge nella maestosa e splendida ambientazione di villa Doria Pamphili a Roma.
La corsa inizia alle ore dieci circa e nonostante sia sabato c’è molta gente in particolar modo bambini. Ciò non stupisce in quanto l’evento è stato organizzato dalla onlus Soc.Coop. Comici Camici e tutto l’incasso andrà alle attività realizzate dai clown-dottori del San Camillo di Roma al reparto ematologia pediatrica. Anche il clima che si respira alla partenza è festoso e goliardico, infatti tra i vari stand allestiti per l’occasione si aggirano dottori e infermieri travestiti alcuni da clown altri da personaggi della TV per bambini i in particolare da Teletubbies che si intrattengono e scherzano con i partecipanti alla corsa.
Alle 10:15 circa, con un po’di ritardo, viene dato il via alla corsa tra l’entusiasmo generale e corro, corro, corro,una faticaccia infame, ma chi me l’ha fatto fare?
Ma come ogni cosa,per fortuna, ha un inizio e una fine. Anche io finalmente arrivo al traguardo, lo taglio (dopo 7,2 km) e mi dirigo immediatamente allo stand dove si distribuiscono le bottiglie d’acqua e mi abbevero come un cammello che ha appena attraversato il deserto. Dopo essermi dissetato ne  approfitto per recarmi vedere la partenza della corsa dei bambini, poi esausto per lo sforzo, decido che è ora di tornare tra i braccioli accoglienti del mio morbido e comodo divano. 


Ma prima di lasciarvi un pensierino, anzi una domanda che faccio a me stesso e a voi: perché le persone partecipano alle gare podistiche?
Perché va di moda?
Amore per la competizione?
Non saprei dare una risposta, posso solo dirvi perché io amo correre. A me piace correre perché mi rilassa, mi aiuta a scaricare lo stress accumulato e anche se corro in mezzo al traffico delle auto e della gente che va e viene, mi sento libero come se corressi in una savana senza fine, dove sono allo stesso tempo un predatore che caccia anche se non insegue nessuna preda e una preda che scappa anche se non è inseguita da un predatore.


Elpho

venerdì 18 agosto 2017

Una torta per l’estate

INGREDIENTI

Farina di grano tenero 00 oppure 0;7 cucchiai (140-150 g)
Farina di riso 4 cucchiai (80/90 g)
Zucchero 6 cucchiai (100/120 g)
Uova 3
Olio 2 cucchiai (25/30 ml)
Carote (150g)
Melone (200g)
Lievito per dolci una bustina(16 g)
Lievito cremor tartaro un cucchiaino colmo (7-8 g)
*Nocciole tritate e tostate (50 g)
*Zucchero a velo a piacere



UTENSILI

Cucchiaio
Forchetta
Cucchiaino caffè
Terrina per il composto 25 cm (boulle)
Grattugia
Terrina per le composto 20 cm (boulle)
Terrina per il melone 15 cm (boulle)
Tagliere
Teglia 24-25 cm bordi alti
Carta forno
*Coppa-piattino (per le nocciole)
*Cospargi zucchero a velo




Rompi le uova in una terrina e sbattile con una forchetta aggiungi lo zucchero e continua a sbattere, versa l’olio e poi aggiungi le carote (le carote vanno pulite e grattugiate prima) e il melone (il melone va sbucciato e grattugiato prima) e sempre mescolando metti la farina di grano tenero e la farina di riso.


Le nocciole possono essere acquistate già tostate e tritate, altrimenti vanno messe su una padella a fuoco basso e tostate per due minuti circa con un cucchiaino scarso di sale e un pizzico di zucchero. Una volta tostate vanno tritate grossolanamente su un tagliere con un coltello. Fatto ciò le puoi aggiungere al composto. 


Infine metti la bustina di lievito  e il cremor tartaro e amalgama bene il composto che va versato nella teglia foderata con la carta forno e messo in forno caldo precedentemente riscaldato a circa 170 gradi per 10/15 minuti. La torta va cotta per circa 40 minuti, poi fate la prova stuzzicadenti e se lo stuzzicadenti è asciutto toglietela dal forno e lasciatela raffreddare. Una volta fredda cospargetela di zucchero a velo e BUON GNAM GNAM A TUTTI!


Trucchi Consigli 

Puoi non mettere le nocciole nella torta se sei intollerante o semplicemente non ti piacciono. Mancherà l’elemento di contrasto alla dolcezza e morbidezza del melone e delle carote ma la torta sarà comunque buona e avrà minori calorie senza nocciole.


Puoi tralasciare anche lo zucchero a velo anche se accentua il gusto della torta e la rende più bella da vedere. Io consiglio di non comprare lo zucchero a velo ma di farlo noi in casa mettendo del normale zucchero in un macina caffè(mixer,robot) e di macinarlo poco affinché non diventi impalpabile come quello acquistato.

Elpho






venerdì 30 giugno 2017

Non ti scordar di un blog alle 15:00

Struggenti Addii


Veronica, non so perché ma senza di te mancherà qualcuno qui al blog, mancherà qualcuno che come te chiariva i nostri post e i nostri reportage. Mi sei stata simpatica fin dal primo giorno ma come tutte le  cose belle sei fuggita via per la tua strada. un caro saluto e se puoi pensa in che mani ci hai lasciato.
Frida

Ciao Veronica, ci siamo divertiti a fare i blogger, spero ti trovi bene con il nuovo lavoro, e potrai sempre salutarci su "Che è sto Blog?"un abbraccio 
Alcatraz

Ahimè la scorsa settimana Veronica ci ha lasciati perchè ha cambiato lavoro. Che cosa dire di Veronica? Potremmo parlavi della sua simpatia ma non vorremmo sembrare troppo faceti. Potremmo parlarvi del suo fascino ma non vorremmo sembrare troppo sfacciati. Potremmo parlarvi della sua dolcezza ma non vorremmo sembrarvi troppo smielati. potremmo parlarvi della sua professionalità ma non vorremmo annoiarvi troppo. Potremmo parlarvi del... ma non lo faremo, anzi vogliamo solo dirvi che nonostante ciò che ho detto prima sentiremo la sua mancanza e il suo ricordo rimarrà scolpito per sempre nei nostri cuori, anche se la sostituta è più giovane, più carina, più... non potrà mai colmare l'immenso vuoto lasciato da Veronica. A parte gli scherzi vogliamo fare a Veronica un affettuoso saluto.
Nonno Elpho

Ciao Vipera, 
'Che poi per queste cose io non so' proprio la persona giusta, 'che pure se questa cosa l'abbiamo iniziata insieme sempre una vipera sei... te ne sei andata! Sei Vipera pure se io questa cosa qui non l'avrei saputa portare avanti da solo, se quel pomeriggio non mi avessi detto:"Allora la facciamo questa cosa del Blog?".
'Che poi finalmente saremo liberi di usare i due punti e leggere qualcosa che non sia di Kafka (e lasciagli leggere quello che vuole a quel ragazzino...). Però sai che ti dico? hai fatto bene... ma ci pensi a tutti sti mesi con Frida, Alcatraz, Nonno Elpho, Er Roscio... e però sempre Vipera sei, perchè ora li ammolli a me...o ammolli me a loro. Ma ora andiamo a farci un caffè,
 in bocca al lupo Vipera!
Pompelmo


venerdì 23 giugno 2017

A zonzo per Prati (intervista a Raidoueb)

Ci siamo invitati a Radioueb,,dove vanno in onda le trasmissioni della web radio di Montesanto.  Il tema del giorno è stato “i sogni” e ci hanno chiesto di dare il nostro umile contributo. Abbiamo potuto apprezzare uno spazio in cui ognuno ha modo di esprimere la propria opinione sui temi trattati. Ecco la nostra intervista al gruppo della radio:



Perché e come nasce radioueb ?

Per comunicare tra di noi e piano piano sono venute fuori le vere esigenze per fare una radio. All’inizio si registrava soltanto e la cosa moriva lì. Poi ci hanno assegnato una stanza  adibita a  sartoria ma dovevamo smontare e rimontare l’attrezzatura, poi andare via perché c’erano gli altri laboratori. Poi hanno capito l’importanza di questa radio, l’importanza della comunicazione anche per poterci sciogliere per poter comunicare tra noi, per aprirci perché tanti di noi sono chiusi in loro stessi e non dicono le cose che sentono. Con il tempo ci hanno dato questa stanza, con delle sediacce, non c’erano tavoli però avevamo la sicurezza di un luogo per noi poi abbiamo ottenuto i tavoli la scrivania, il computer e il mixerino e già si cominciava a parlare e a registrare ed in più a trasmettere e abbiamo un numero “innumerevole” di ascoltatori… saranno una cinquantina. Ti fa piacere perché ti chiamano, so’ quasi tutti amici, e ti dicono:”Quanto m’è piaciuto Giovanni” .
E’una soddisfazione sapere che c’è qualcuno che ti ascolta e ti aiuta a fare qualcosa di meglio. Poi c’è qualcuno di noi che viene ancora a fare il laboratorio come se niente fosse e questi non hanno capito ancora l’importanza della radio. Come si dice a Roma “stanno incominciando a ingarellà”, entrare nel  progetto, a capire perche si fa la radio e il piacere di farla e di essere ascoltati.

Cosa vi piace di questa esperienza?

S: Diciamo che questa radio è importante perche posso “esprimermi in tutte le mie situazioni”, posso avere la libertà di dire le mie opinioni e di raccontare le mie esperienze e i miei desideri, i miei sogni, parlare della mia vita , quindi essere al centro e confrontami con gli atri ragazzi.

P: A parte che grazie a questa radio mi sono fidanzato… e ci vogliamo bene, all’inizio non ci credevo tanto ero molto più caciarone di adesso. Ci divertiamo veramente un mondo qua e poi vi volevo dare una dritta, se tornate a trovarci , perche io ho delle doti di attore. Avevo fatto doppiaggio con il dott. Agosti e mi hanno detto: ”se tu parli con la voce così fievole non va bene, devi essere più sfacciato addirittura crudele!”[…].
Il senso di lavorare qui è trovare uno spazio di espressione anche con gli amici, perche vi considero amici, avete fatto tanto per me.

R: Mi piace il fatto di socializzare, parlare di tematiche che comunque variano si decidono insieme, l’importante è riuscire a superare le proprie difficoltà.

A chi è rivolto il Lab e come si svolge?

G: La radio è rivolta a tutte le persone che vogliono dire qualcosa, non soffermarsi sulla malattia mentale e aprirsi a tutti, possono venire qui e dire la loro, che è una cosa molto bella, anche persone “normali”.

D: La radio è come un passatempo, veniamo qui e parliamo di un argomento. Ogni volta parliamo di cose nuove: si ride,si scherza, si parla.

Che tipo di tecnologia utilizzate?

Andrea: Noi utilizziamo: microfono, mixer analogico, una scheda digitale che serve per adattare il segnale analogico in segnale digitale, due PC, uno per  la trasmissione e uno per la musica, due programmi (uno a pagamento e uno gratuito) per la registrazione audio, più piattaforma digitale che permette di trasmettere alcune puntate in diretta. Poi i microfoni a condensatore, le cuffie e le casse, questa e la tecnologia che utilizziamo.


Come si ascolta RadioUeb

Andrea: sul Sito RadioUeb.it oppure scaricando l’app di spreaker sul cellulare cercando Radio“U”eb, poi c’è la pagina Facebook Montesanto radioueb.

In che modo interagite con gli ascoltatori?

Andrea: siamo una piccola realtà e i nostri ascoltatori sono i nostri amici con i quali interagiamo personalmente. Per quanto riguarda il lab funziona bene e ricerchiamo contatti con altre realtà simili, come oggi siete voi.

Che effetto ha questa interazione tra  chi partecipa al laboratorio  e chi ascolta?

Andrea: Le persone che trasmettono solitamente si divertono e si divertono anche quelli che ascoltano.

Avete un target di ascoltatori da raggiungere?

Andrea: Tutti! Tutti quelli che vogliono ascoltare. Nasciamo come un progetto radio della salute mentale ma per noi la radio è per tutti quelli che ci vogliono bene. Adesso faccio io una domanda a voi:”che cosa vi  piaciuto di questa esperienza?”



A noi è piaciuto moltissimo (oltre ovviamente all’occasione di uscire da centro diurno e andare a zonzo per la città) la possibilità di vedere una radio da vicino e di capire come nasce una trasmissione ed inoltre l’energia che c’è nella stanza di registrazione  dove abbiamo conosciuto un gruppo che ci ha accolto in modo fantastico.
Staff

venerdì 19 maggio 2017

LA CREMA DI NONNO ELPHO

INGREDIENTI


2 UOVA INTERE
3 TUORLI D’UOVA
FARINA 00 70G
ZUCCHERO 150G

UTENSILI

TERRINA-BOULLE
PENTOLA –CASSERUOLA
CUCCHIAIO DI LEGNO
FORCHETTA



Ricetta

Rompi le due uova che vanno messe intere in una terrina mentre per le altre separa i tuorli 
dagli albumi  e mettili nella terrina, sbatti bene il composto con una forchetta finché non diventa spumoso. Poi setaccia lo zucchero ed aggiungilo al composto e mescola e infine setaccia la farina e aggiungi anche essa al composto e continua a mescolare . Nel frattempo metti il latte in una pentola e metti il tutto su un fornello a fuoco basso .Appena il latte prende il bollore toglilo dal fuoco

e uniscilo poco per volta al composto e continua a mescolare. Quando hai mescolato ben bene il composto metti l tutto in una casseruola e poi va su un fornello a fuoco basso mentre mescoli  in maniera continuativa con un cucchiaio di legno per circa 15/20 minuti  fino a quando si addensa e supera la prova del cucchiaio. Allora togli dal fuoco la  crema che è pronta. 


Puoi usarla per farcire pan di spagna, bignè, cannoli oppure mangiarla al cucchiaio,come dessert. Inoltre può essere usata come base per la crema Chantilly aggiungendo della panna oppure aggiungendo della polvere di cacao crei una crema al cacao. 



CONSIGLI

Prova cucchiaio. Basta immergere un cucchiaio nella crema e poi lo capovolgi e se la crema non cade rimane attaccata al cucchiaio, è pronta.

Volendo puoi aggiungere alla ricetta della buccia di limone o un baccello di vaniglia .
Elpho

venerdì 21 aprile 2017

Al centro diurno si ordiscono trame...

La conduttrice del laboratorio (Antonella) ci spiega che non ci sono molte richieste perché è un laboratorio molto particolare, che  richiede impegno e diligenza; in cambio si impara un mestiere e  si acquisiscono delle abilità manuali e non solo.


Elpho- Come è  fatto un laboratorio di tessitura ?

Antonella- Ci vediamo due volte a settimana il martedì ed il giovedì e lavoriamo su dei progetti,  a volte lavoriamo su commissione perché qualcuno ci chiede qualcosa di particolare e noi insieme al cliente cerchiamo di fare un progetto scegliendo insieme i materiali i colori, la lavorazione, etc. Quando invece non abbiamo ordinazioni cerchiamo di ispirarci usando riviste o facendo ciò che ci piace, o che ci viene in mente.

Elpho- A qualcuno questo laboratorio potrebbe sembrare noioso come riuscite a trovare la motivazione e l’impegno necessario a portare avanti  il lavoro?

Co(partecipante al laboratorio)- E’ un lavoro che mi piace tanto e l’ho imparato qui, da loro(maestre e collega ) ho imparato tante cose, non mi annoio perché sono sempre curiosa di sapere come si realizza e poi come effettivamente riesce il manufatto. E’ un lavoro che richiede anche molta concentrazione perché devi pensare costantemente a ciò che stai facendo e a come lo stai facendo senza distrarti troppo.

Elpho –Che cosa apprendete oltre la tecnica?

Co- Imparo a stare e a lavorare insieme agli altri ed inoltre io sono straniera Rumena  ne approfitto per imparare a parlare in italiano.

Elpho- C’é qualcosa che cambiereste del laboratorio?

Co- Quello che ho imparato fino a oggi mi piace tanto non voglio cambiare niente.

Antonella- Io vorrei cambiare qualche cosa, vorrei lavorare con più persone, il lavoro lo facciamo per i giovani fondamentalmente, sono loro che ci fanno le ordinazioni, che seguono la moda. E inoltre mi piacerebbe realizzare un maggior numero di prodotti, ma questa é una cosa su cui stiamo lavorando e che svilupperemo nel futuro.
 
Elpho- Che significato ha per te il lavoro di tessitura?

Co- Mi dà molta soddisfazione, mi piace creare una sciarpa un cappello, un qualsiasi prodotto, ed in più c'è anche una soddisfazione economica in quanto ogni anno in base ai  prodotti che si “vendono c’è un piccolo riconoscimento economico.

Elpho- Ho notato che siete tutte donne può un uomo frequentare questo laboratorio?

Antonella- E’ vero non c’è nessun uomo nel nostro laboratorio ma niente impedisce ad un uomo di lavorare al telaio, anzi potrebbe essere una collaborazione fruttuosa. In molti paesi per tradizione sono quasi esclusivamente uomini coloro che lavorano al telaio (es: Cile, paesi sudamerica). Sarei curiosa di vedere come un uomo lavora al telaio, voi tendete ad essere più metodici.

Elpho- Come nasce un lavoro (come si svolge il lavoro in pratica)?

Antonella- Si monta prima l’ordito sul telaio, la parte iniziale del lavoro di tessitura che corrisponde alla lunghezza del tessuto finito. In base al tipo di lavorazione si scelgono e si contano i passaggi della trama.

Elpho- Da quanto tempo fai questo laboratorio?

Co- Ho iniziato a fare il laboratorio tessile circa un anno fa prima non avevo mai lavorato al telaio ma sapevo lavorare a maglia con i ferri.  

Quale lavoro ti é piaciuto di più tra quelli che hai fatto?

Co- Mi piacciono tutti, cappelli e sciarpe. Il lavoro che sto facendo adesso é un cappello .



Elpho- A livello psicologico che differenza c’è tra il laboratorio di telaio e gli altri laboratori?

Antonella- Si lavora tanto fisicamente, sia con le braccia che con le gambe. Inoltre ogni persona ha uno stile differente dato dalla differente tecnica e modo di lavorare e non ultimo dalla personalità, e dallo stato d’animo del momento, il telaio registra il tuo stato d’animo, ciò che provi in quel momento viene riprodotto sul manufatto. E’ un lavoro fisico, che ti carica, è come se tu incastrassi nella trama i tuoi stati d’animo.

Co- Riesco  a scaricare la mia tensione mentre lavoro, a volte la tensione può farti anche sbagliare .


Elpho – In un lavoro artigianale l’errore non fa parte integrante del lavoro stesso?

Antonella-Si io per esempio ora sto lavorando per  correggere un errore. In effetti ci abituiamo tollerare gli errori, a cercare una soluzione possibile o ad accettare che non ce ne siano. Ad ogni modo  le imperfezioni caratterizzano il lavoro artigianale.
Lavorare al telaio è una terapia occupazionale diversa dal farmaco o dalla psicoterapia, agisce in modo diverso.
    

Dopo questa intervista non mi resta altro che invitarvi ad iscrivervi al laboratorio tessitura se volete fare qualcosa di creativo e di bello con le vostre dolci manine(o rudi manone). Anche per mettervi alla prova.

I potenti mezzi di Nonno Elpho


                                                                           

 Elpho

venerdì 10 marzo 2017

La crostata di nonno Elpho



INGREDIENTI

Farina di grano tenero 00 oppure 0  5 cucchiai (110-120gr)
Farina di riso tre cucchiai  (80gr)
Zucchero 2 cucchiai colmi (50gr)
Uova 2
Olio 3 cucchiai scarsi (25ml)
Lievito per dolci un terzo di bustina(4-5gr)
Lievito cremor tartaro un cucchiaino da caffe (4-5gr)
Marmellata (300-330gr)

UTENSILI

Cucchiao
Forchetta
Cucchiaino caffè
Terrina per il composto 20 cm(boulle)
Tagliere 30cm circa
Teglia 24 cm circa


Rompi  le uova in una terrina e sbattile con una forchetta aggiungi lo zucchero e continua a sbattere.


Metti la farina di grano tenero e la farina di riso insieme e il lievito sempre continuando a mescolare, versa l’olio (Il composto deve essere morbido e lavorabile manualmente).


Togli dal composto una parte grande quanto un mandarino e metti il resto su di un tagliere cosparso con della farina ed allargalo usando le mani finché non lo stendi circa la metà della grandezza della teglia a  questo punto prendilo e mettilo nella teglia foderata con della  carta forno ed inizia ad allargare il composto finché non occupa tutto lo spazio della teglia e cerca di ottenere lo stesso spessore del composto in tutti i punti della teglia.
Con un cucchiaio spalma la marmellata sopra il composto in maniera uniforme.



Infine riprendi la parte di impasto grande come un mandarino mettila sopra il tagliere con della farina sotto e schiacciala con un mattarello cercando di fare un rettangolo lungo come la teglia e dello spessore di circa 2 mm e della  larghezza di circa 10 cm. Rifila i bordi con un coltello per dargli una forma migliore e con lo stesso taglia 4-5 striscioline(losanghe) di circa due cm e mettile sopra la marmellata a formare una rete Metti in forno preriscaldato(accendilo 10 minuti prima di infornare) a circa 180° per circa 40 minuti.




                              Consigli e trucchi


Questa ricetta ti permette di fare una crostata senza  
 (burro) con poco zucchero e con pochi grassi tra l’altro  grassi’ buoni’ e non contiene molto glutine e per abbassarlo ancor di più puoi usare al posto della farina di grano tenero  una farina senza glutine (molti consigliano di usare la farina di amaranto che non è un cereale(no graminacea  ma fai attenzione che oltre che essere più scura ha anche un gusto più forte che non piace a tutti).
 Nello scegliere la marmellata  puoi sbizzarrirti come vuoi in commercio si trovano facilmente molti tipi di marmellate e non solo di gusti differenti ,ma anche marmellate bio oppure con edulcoranti etc. Il mio consiglio è di scegliere una marmellata con un alta quantitativo di frutta (più è alto meglio è ) e con un quantitativo di zuccheri  totali(ricorda che oltre allo zucchero aggiunto la frutta  contiene anche essa zuccheri) sotto il 50%  e se non si hanno dei problemi di salute evitare edulcoranti e similia. In commercio puoi trovare marmellate con agave e zuccheri dell’uva etc, ricordati di controllare sempre gli zuccheri totali che di solito sono riportati in etichetta Puoi anche usare una marmellata biologica  di solito più costosa a te la scelta.
 Veniamo al lievito in questa ricetta mescoliamo una parte di lievito classico per dolci con il cremor tartaro un lievito naturale  derivato dall’uva . Il lievito classico è più facile da reperire ma a differenza dell’altro è un lievito chimico e contiene un prodotto(E470) di origine animale (bovina o suina). Invece il cremor tartaro è più difficile da acquistare in negozio o in un supermercato lo si si trova nella classiche bustine oppure in barattoli di plastica e bisogna controllare che negli ingredienti si trovi il bicarbonato di sodio altrimenti bisogna aggiungerlo manualmente, ne basta mezzo cucchiaino scarso. 
Ultimo le striscie (o losanghe) che vengono messe alla fine sopra alla marmellata io ne consiglio di farne 4 max per non appesantire la crostata in questo modo potrete mettere anche meno marmellata, inoltre se non si ha una buona manualità risultano difficili da fare e da mettere sopra la marmellata.
Prima di chiudere mi scuso ma non ho saputo resistere mentre facevo le foto alla crostata, per usarle in questo tutorial, l’ho assaggiata per questo nella foto finale la trovate già tagliata invece che intatta. Buon GNAM GNAM a tutti.

venerdì 17 febbraio 2017

Il racconto dei racconti - Bloggiwood



Tale of Tales è un  film ad episodi del 2015 diretto da Matteo Garrone, al suo primo film in lingua inglese, e vincitore di sette David di Donatello. La pellicola è l' adattamento cinematografico della raccolta di fiabe "Lo cunto de li cunti"(Pentamerone) di Giambattista Basile pubblicata postuma tra il 1634 ed il 1636. L’opera è costituita da cinquanta fiabe raccontate in cinque giorni da dieci novellatrici (vecchie orribili). Il film è composto da tre diversi episodi liberamente tratti da altrettanti racconti della raccolta di fiabe intrecciati fra loro: La cerva fatata, La pulce e La vecchia scorticata.
Se vuoi leggere la trama completa  degli episodi puoi cliccare qui.
Il film coglie bene le atmosfere e le suggestioni delle fiabe del Basile e nonostante non usi il dialetto riesce a dare le stesse emozioni di eccesso di elementi di narrazione, slegata e senza un legame tra le varie parti della fiaba e tra le fiabe stesse, che sono ognuna un componimento a sé, un film a sé, con delle scene a sé. Sono particolarmente riuscite le scene dove viene esaltato il gusto per l’orrido e per il macabro, che toccano il culmine con la scena della vecchia scorticata (la scena ricorda un film del terrore).
E' curioso il fatto che il film venga realizzato in lingua inglese con un cast internazionale e poi in un secondo momento doppiato in italiano. E’ pur vero che l’opera originale di  Basile era conosciuta ed apprezzata anche all’estero e sopratutto è stata tradotta in Germania (e non solo )da Liebrecht e poi ripresa dai fratelli Grimm che molto lo ammiravano. Garrone è stato molto bravo a mettere su pellicola lo stile narrativo del Basile senza snaturarlo troppo e a  trasmetterci le stesse emozioni e lo stesso senso di stupore e di stordimento che ci dà il libro.
E' un film insieme selvaggio e misterioso che suscita compassione, violenza e orrore. 
Il cuore sussulta alla sua visione.
Il voto che gli diamo è complessivamente 7 ma con grandi contrasti, con una gamma di voti che va dal 5  al 10.   

 Elpho

venerdì 10 febbraio 2017

LION - Bloggiwood



Lion è la storia di un bambino perduto, che perde la propria famiglia e le proprie origini e cerca, anche dopo molti anni, da adulto, di riappropriarsene. Saaroo, il protagonista, vive in un paesino dell'India orientale. Un giorno decide di andare a lavorare in una fattoria che si trova a molti chilometri di distanza, insieme al fratello maggiore, per aiutare la madre, che lavora in una cava come portatrice di pietre, quindi raggiungono la stazione per prendere il treno che li porterà a destinazione. Per una serie di circostanze sfortunate Saaroo si ritrova su un treno che viaggia attraverso l'India, senza il fratello, senza sapere dove sta andando. Quando finalmente scende dal treno si trova in un posto sconosciuto dove neanche parlano la sua lingua.Cercando di tornare a casa finisce per essere portato in un orfanotrofio, dove rimane finché non viene adottato da una coppia di australiani, insieme ad un altro bambino dello stesso orfanotrofio. 

Una volta adulto una banale domanda: "da dove vieni?" gli riporta alla mente la sua primissima infanzia in India e la ricerca delle sue origini diventa un'ossessione. Dopo anni di ricerca finalmente riesce a ritrovare il paese delle sue origini. Parte per l'India, grazie all'indicazione di un vicino riesce a ritrovare la sua famiglia di origine, sua madre e sua sorella, ma non suo fratello maggiore che è rimasto ucciso lo stesso giorno in cui si è perso. Inizialmente uno spaccato sull'India e sui problemi dell'infanzia e non solo, visti attraverso gli occhi di un bambino, egli stesso vittima del sistema, che cerca con le sue sole forze di ritornare a casa dal fratello e dalla madre, ci riesce da adulto tra mille peripezie. Nella seconda parte prevale il punto di vista personale del protagonista e della sua ricerca ossessiva delle proprie origini. Finale trionfale? Non proprio, perché c'è una nota amara, cioè la morte del fratello maggiore morto investito da un treno mentre attraversava i binari, proprio il giorno che si erano separati alla stazione.
Il gruppo cinema ha apprezzato questo film, il voto é 8-.
                                                                         
Elpho   

venerdì 13 gennaio 2017

Montepulciano: non solo vino..




Il viaggio da Roma a Montepulciano è stato tranquillo e sereno anche se la giornata fredda,la foschia e per alcuni tratti dei banchi di nebbia ci hanno impedito di godere a pieno del viaggio e del panorama dell'alto Lazio e della Toscana. Il comune di Montepulciano è ricco di storia ed offre al visitatore molte attrattive architettoniche e monumentali,il duomo, le varie chiese, il convento di San
Bernardo, i molti palazzi nobiliari, la casa del poeta Poliziano, la fortezza Medicea del Sangallo, la torre dell'orologio, il palazzo comunale e la chiesa di Sant’Agostino e San Biagio la cui particolarità consiste nel contenere varie statue di Sant’Agostino che lo raffigurano in vari momenti della sua vita. Inoltre per la sua posizione, si trova sulla sommità di una collina, che permette di godere di un bel panorama e grazie alle sue stradine e vicoli caratteristici, ricchi di negozi, cantine vinicole, ristoranti ed attività artistiche e culturali, offre un ampio ventaglio di scelte per il
visitatore. Tra queste offerte naturalmente la parte del leone la fa l'enogastronomia legata al territorio, cito solo il famoso "Nobile"  di Montepulciano , vino rosso D.O.C.G. Il "culto" della vite risale addirittura all'epoca etrusca. Oltre al comune "sopra" esiste il comune  "sotto",“La Montepulciano sotterranea" che può essere visitata. Ed infine se uno ama le cose particolari e bizzarre puoi visitare il museo delle torture oppure un'attrazione speciale durante il periodo natalizio  per i bambini, e non solo, è il castello di Babbo Natale.


Per godere delle bellezze di Montepulciano è bene visitarlo in una giornata di sole andando a piedi e preferibilmente nei fine settimana.

P.S. Tra tante cose belle " stonavano" gli addobbi e le luminarie natalizie delle principali vie del comune di Montepulciano.

Elpho