venerdì 6 marzo 2026

la lavanda


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In Egitto la lavanda era usata per i profumi e per i massaggi come olio essenziale. I greci la utilizzavano in campo medico durante il primo secolo d. C. I romani la utilizzavano come uno dei profumi più importanti insieme alla mirra e i gigli(il nordium).Il nordus è una parola latina che significa lavanda e deriva dal greco nardo. Furono loro a introdurre la lavanda in Britannia, e le truppe romane la usavano in caso di ferite e malattie. In Europa nal MedioEvo furono gli ordini religiosi a coltivarla tra le piante più diffuse da utilizzarla sia in cucina che in medicina. Ad esempio i francesi la portavano addosso perché la ritenevano una protezione dal pericolo di malattie. In Inghilterra nel sedicesimo secolo venne per la prima volta coltivata come pianta da raccolto. L'erborista William Turner la definiva come "conforto per il cervello". Nell' uso più quotidiano veniva impiegata in casa per profumare la biancheria, come medicamento e bevanda rilassante. Nell' epoca Vittoriana la lavanda raggiunse il culmine della storia. La regina Vittoria faceva abbondante uso dell' acqua di lavanda, degli olii essenziali e dei vari profumi che la contenevano. L' olio essenziale della pianta della lavanda venne utilizzato come medicazione per le ferite durante la Prima Guerra Mondiale. Oggi la lavanda è di forte interesse in ogni parte del mondo per le ricette di cucina, come medicamento, in quanto ricca di proprietà terapeutiche e medicinali, come elemento decorativo, come cura e igiene di tutta la casa.Gli effetti benefici si possono trovare nei cosmetici, nei saponi, nei profumi. I campi di lavanda in Europa si trovano in Francia dov'è definita "l'or bleu" ed è tale in generale per il colore, la pianta e il profumo; in Slovenia e Bulgaria. In Italia dal nord al sud di ogni regione la lavanda si è diffusa.Si coltiva in Piemonte, in Toscana e in Liguria, e in particolare nel Lazio: nella Tuscia viterbese e in Tuscania. La lavanda è diffusa in Provenza grazie al clima mediterraneo secco e all' altitudine (tra 500 e 1500 m.). È dal Medioevo che viene usata per usi erboristici e nel XIX secolo che la sua coltivazione ha avuto maggior diffusione dagli anni '50-'60 per soddisfare l' industria dei profumi di Grasse con l'ibrido lavandino. Il periodo migliore della fioritura va da giugno ad agosto. È un arbusto sempreverde e che può raggiungere l'altezza di un metro e le principali specie sono: lavandula latifoglia, dalle foglie ampie e lavandula angustifolia, dalle foglie strette, e lavandula intermedia, che è un ibrido delle due.

lelle

...e se tornerai...



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Ancora niente.

Ancora non una reazione.
E io continuo a cercarti senza trovarti. Ti cerco nei sogni che non ricordo, negli aloni dei calici di vino, sotto ai bicchieri e sotto i sottobicchieri. Ti cerco in mezzo ai capelli che ti annodi, ti cerco in un tramonto ma nessuno ti ha vista passare. Ho chiesto anche ad amore, a tristezza ma niente. Di te nessuna traccia. Ti ho cercata su un interegionale diretto chissà dove, pensando che fossi fuggita da una vita che ti stava stretta. Ma non eri neanche lì. Domani mattina parlerò con l'aurora magari essendo un nuovo giorno ricomparirai. E se così non fosse continuerò ad aspettare, anche se so che non tornerai. Ti aspetterò. E se tornerai sarà come se non te ne fossi mai andata.

PuffyNonPiangere

venerdì 27 febbraio 2026

A te...fratello mio



A te  Fratello mio.
Si, anche se ci conosciamo da poco. 
Da giugno dell'anno scorso. È come se mi avessi preso la mano e mi stessi accompagnando nel buio delle pareti di questa galleria che è il mio percorso. 
 È come se avessi preso un secchio di colore e l'avessi all'improvviso ridipinta tutta rendendola più bella. 
È come se in quei momenti, in cui mi prepari la cena, ci sfoghiamo e cazzeggiamo e ci guardiamo un film insieme, quei mostri evaporassero.
E....quindi si. Grazie amico mio per quei secchi di colore, grazie per quella mano che mi tieni sempre tesa, grazie per ogni momento ogni sigaretta ogni emozione che mi regali. 
Per ogni chiamata, per tirarmi fuori di casa, per non farmi pensare...per ogni caffè. 
 E per tutto l'amore che ci metti con me dal primo giorno che ci siamo legati. Grazie davvero di tutto.
Ti voglio bene
Ora e sempre....

PuffyNonPiangere

Fantozzi e il poker: raggiunta quota 4 miliardi!


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Bengiocati e bengiocate a tutte e tutti dal vostro giocherellone Fantozzi ragionier Ugo! Oggi sono qui a raccontarvi di nuovo delle mie imprese come giocatore di poker, sempre ovviamente con soldi finti, fiches, nella piattaforma Texas Poker! Ma anche se si tratta di soldi finti, il gioco è vero e molto combattuto! Da qualche settimana sono finalmente riuscito ad abituarmi a giocare al settimo livello, che come vi avevo detto in articoli precedenti, è il livello dove regna incontrastata l'arte del bluff! In effetti giocare al sesto livello era diventato un po' troppo noioso, al settimo si aggiunge un po' di pepe e questo pepe è appunto il bluff. Io per il momento non bluffo, ma mi è capitato qualche volta di "sgamare" un bluff, qualche avversario ha provato a farmi credere di avere di più ci ciò che aveva realmente, e un po' di volte non ci sono cascato, ho continuato a credere nel punto che avevo io. Quest'arte di sgamare il bluff non è qualcosa di razionale, ma è irrazionale quanto il bluff stesso, infatti il bluff introduce nel gioco un qualcosa di irrazionale, qualcosa che fa saltare tutti gli schemi. Inoltre nella serie televisiva "Sherlock" un personaggio afferma che esistono il bluff, il doppio bluff e anche il triplo bluff. Ci ho pensato un po' su e secondo me il bluff è fare finta di avere un punto; il doppio bluff è fare finta di bluffare, e il triplo bluff è fare finta di fare finta di bluffare! Francamente mi perdo a stare appresso a tutti questi bluff, già per il momento non sono capace di bluffare, figuriamoci se sono capace di bluffare un bluff etc etc. Suppongo che per bluffare sia necessario saper leggere bene gli avversari, cercando di indovinare cos'hanno in mano, allo scopo di far loro credere di avere in mano di più. Ci vuole anche un po' di coraggio, per esempio certi vanno all in senza avere niente in mano e sperano che gli altri giocatori lascino tutti. Io per il momento non sono capace di fare ciò. Però intanto ho raggiunto quota 4 miliardi con grande scorno di Nonno Elpho, che nella nostra chat mi da' del plutocrate! Allora il prossimo obiettivo è raddoppiare ancora il "capitale" alla faccia di Nonno Elpho, e diventare sempre più "plutocrate"!


Fantozzi ragionier Ugo

Gatti


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Nella letteratura che parla di gatti ho letto due autori contemporanei, uno italiano e l'altro giapponese. Il primo Federico Santaiti ha scritto due romanzi: il primo pubblicato nel 2017 e dal titolo "Fatti i gatti tuoi" e il secondo nel 2025 intitolato " Il gatto dai sette nomi", nel quale l' autore descrive la storia di un cucciolo di gatto di sei settimane dal pelo nero che nel suo cammino tutto solo in un paese sotto la pioggia, incontrerà sette umani per i quali diverrà compagno fedele con cui confidarsi in un periodo difficile e cambiargli la vita in meglio. Ma lui farà inconsapevolmente in quanto è ancora cucciolo. La seconda autrice è la giapponese Ishida Syou che ha scritto due romanzi dal titolo" La soluzione è sempre un gatto", stampato nel 2025 e "Un gatto per i giorni difficili" pubblicato nel 2024. I due libri raccontano i rapporti dei protagonisti umani ai quali è prescritto come cura un gatto secondo il caso in una clinica per il cuore/per l' anima di Nakagayo (quartiere centrale di Kyoto in Giappone) la Nakagayo kokoro byoin. In giapponese kokoro indica il cuore come sede dell' anima- mente: l' essenza più profonda di una persona, di un luogo, di una pratica. I gatti sono percettivi e si proiettano cambiando le nostre vite. Apportano un prodigioso effetto benefico di guarigione, hanno un potere taumaturgico, cioè miracoloso.Il gatto e' un mediatore di affettività. Nell' antico Egitto i gatti erano venerati,in Europa nel Medioevo furono perseguitati e condannati, nel Rinascimento italiano Leonardo da Vinci definiva il gatto:" il più piccolo dei felini, un capolavoro". Egli ha studiato e disegnato i gatti includendo schizzi considerati studi per la "Madonna del gatto", opera che non fu mai realizzata. All' inizio del XIX secolo nell' ultimo periodo dell' epoca Vittoriana Harrison Weir il 13 luglio del 1871, organizzò la prima esposizione felina al Crystal Palace di Londra, che riguardò gatti co pedigree British e Persiani. Fu il primo presidente del National Cat Club. L' interesse per le esposizioni feline si diffuse in Europa e anche a New York dove nel 1895 ebbe luogo la prima mostra di gatti di tutte le razze. Esistono il gatto selvatico e domestico che abitano una parte d' Europa, dell' Africano e dell' Asia. Il gatto domestico che discende dal gatto selvatico africano. Esistono gatti a pelo lungo, a pelo corto o privi di pelo. I gatti senza pedigree sono il risultato di un accoppiamento casuale che può portare molte variazioni nell' aspetti. I gatti con pedigree (razza pura) sono il frutto di accurati e incroci selettivi di molte generazioni per conformarsi allo standard stabilito dalle associazioni feline le quali hanno il compito di riconoscere e registrare le nuove razze e definire gli standard. Lo standard di razza definisce le caratteristiche del gatto ideale(tipo,colore e disegno).Vincere una esposizione felina conferisce valore al gatto che concorre.L' allevamento selettivo del gatto è iniziato da poco più di un secolo. Le esposizioni britanniche sono caratterizzate dal variare di grandezza a seconda che si tratti piccole mostre promozionali o di avvenimenti nazionali. Nelle esposizioni americane degli Stati Uniti il gatto viene giudicato da più giudici nella stessa mostra e se meritevole, può ottenere più titoli.

Lelle

Nostalgia


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Sono stato via per un po' e non posso negare che tutto ciò mi sia mancato. Il blog... questo laboratorio che ho frequentato e a cui ho partecipato attivamente per tanti anni con i miei articoli, con il mio stile, parlando di tante cose, belle e meno belle, brutte e portandoci dentro tanto, tanto di me. Il blog... mi è mancato da morire. Lo dico con grandissima spontaneità, senza "retrovie" o interessi particolari. Non c'è niente che mi guida a pronunciare queste parole fuorché la spontaneità accompagnata da una grande emozione nello scrivere.

Il blog lo sento e lo ho sempre sentito come una famiglia. Sono più di sette anni che ci apparteniamo reciprocamente. Una bellissima e intima famiglia, sì, perché all'interno di esso, durante i nostri venerdì pomeriggio, nella nostra saletta del centro diurno, si è sempre respirata un'aria di intimità dove tutto, ogni cosa che ci diciamo e ci raccontiamo noi frequentatori del centro e le operatrici (ho volutamente scelto la parola "frequentatori" e non la parola "utenti"), a volte con qualche difficoltà, è sempre stata spontanea, franca, ma soprattutto intima. Esattamente questo, sia perché parliamo di noi, della nostra persona in tutte le sue sfaccettature, con tutti i nostri pregi e difetti; con i traguardi e gli ostacoli; con le marce spedite e le brusche frenate; con le notizie buone e le note dolenti, sia perché ognuna delle cose che ci diciamo rimane tra noi, nelle quattro mura con orecchie sorde della sala. Quindi non abbiamo nulla da temere. 

Tutto ha inizio alle 15, quando le parole cominciano a prender forma e vita e a volare libere nell'aria e le emozioni subito dietro senza distaccarsi un solo istante, trasformandosi ed arrivando agli altri sotto un'altra forma.

Alle 17 tutto questo, tutto quello che è vissuto là dentro, finisce, in un certo senso "muore" nella forma in cui è esistito, continuando a vivere soltanto nella vita delle persone che hanno ascoltato. Questo è il blog! 

A questa famiglia, in tutti questi anni, ho dato tutto me stesso. Ho regalato... tutto me stesso e quello che ho ricevuto in cambio non si può assolutamente descrivere a parole. È pura emozione.

Parlando delle persone che lo compongono, mi sono mancati tutti. Mi è mancata A. , una ragazza, una mamma e una donna straordinaria alla quale sono affezionatissimo e questo l'ho capito fin dalla prima volta che l'ho conosciuta, quando un pomeriggio caldissimo del primo anno che è venuta da noi, durante una passeggiata, ci ha visti tutti accaldati ed assetati e non ha esitato a comprare due bottigliette di acqua, una per se stessa ed un'altra per noi, pur spendendo un po', visto che alla bancarella sotto Castel Sant'Angelo te la danno a peso d'oro. 

Mi è mancata anche A. , anche se adesso non è più presente al blog per motivi privati, della quale apprezzo un sacco la risata e la serietà nel lavoro. N. , che si era appena affacciata a questo laboratorio ma che da subito ha mostrato interesse per noi e per i nostri articoli partecipando attivamente e dandoci riscontri ed opinioni di grande emozione e di grande logica. E poi naturalmente tutto il mio fantastico gruppo di amici: G. F. M. F. E. A. , con i quali ho condiviso tutto ciò e che a gran richiesta, oggi, hanno reclamato la mia presenza. 

Oggi torno con questo articolo. Ci tenevo a farlo. Il futuro mi dirà cosa fare. Per adesso non vedo ancora cosa c'è oltre.


White Cosmos

PROFUMO NELL' ANTICA ROMA

 


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Di essenze e profumi nella Roma antica se ne occupa prevalentemente Plinio il Vecchio, che li considerava i più superflui di tutti i lussi. La parola profumo deriva dal latino “fumus”, una parola che già da sola dà un senso di volatilità, infatti nell’antichità si era soliti profumare gli ambienti bruciando resine, radici o legni che producevano fumi aromatici. Da sempre l’essere umano è stato attirato da fragranze ed essenze, e i primi tentativi di produrne alcune risalgono ad epoche molto remote, ma furono prima i greci e poi i romani ad affinare decisamente questo tipo di arte. Più anticamente infatti per ottenere unguenti o aromi profumati, venivano essenzialmente utilizzate sostanze cremose o grasse, mentre l’utilizzo dell’alcool come base si sarebbe scoperto solo nel 1300. Principalmente il profumo si componeva di due elementi: prima di tutto c’era la parte liquida, derivata da una sostanza grassa che aveva il compito di amalgamare e conservare le fragranze in essa contenute, generalmente si trattava di olio di oliva, ma a volte anche dall’olio che si ricavava dai semi di lino o di sesamo. Il secondo elemento di cui si componevano le essenze e profumi nella Roma antica, erano proprio le essenze stesse che potevano derivare da piante, radici, resine e fiori, che poi venivano unite e amalgamate all’olio affinchè potessero conferirgli un odore caratteristico.
La scelta degli aromi poteva essere davvero ampia, ma i romani amavano particolarmente il profumo delle rose, ma altre sostanze come la mirra, la cannella e lo zafferano erano altrettanto apprezzate e molto ricercate. Va inoltre detto che i modi per ottenere tali aromi erano molto più complessi di quel che si possa pensare, soprattutto per le giuste dosi e per la quantità di ingredienti che erano necessari. Per la riuscita di una buona fragranza, il primo passo era ricavare gli aromi, mediante la pressatura e la macerazione, a caldo o a freddo, della materia vegetale. Gli scavi archeologici nelle zone di Ercolano e Pompei, hanno portato alla luce diverse botteghe specializzate nella vendita dei profumi, con annessi i laboratori dove questi venivano preparati, prova ne sono i torchi per la spremitura e i recipienti per la vendita riportati alla luce. A Roma queste botteghe venivano chiamate “tabernae unguentariae”, e generalmente erano tutte concentrate in una zona della città, una sorta di quartiere specializzato, dove tutti i profumieri di professione si riunivano. Ebbene si, nella Roma antica tutti usavano profumarsi, sia uomini che donne, ma naturalmente le essenze si diversificavano.

Blue Jacket