venerdì 15 maggio 2026

riflessi


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Per alcuni momenti della mia vita non ho ricordi, ma solo ombre. Le ombre sono determinate perché c'è il venire meno di una luce. Forse dovrei ricercare quella luce. Ma i miei sforzi sono vani, non riesco a trovarla. La terapia non sta facendo emergere dei lati del mio carattere di cui non ne ero a conoscenza, ma li sta mettendo a nudo,li sta spogliando di ogni sovrastruttura creata in questi anni nella mia vita. Un po' mi fa paura perché sto scoprendo di avere un animo che non ha più bisogno di farsi del male ma vuole proiettare questo male al di fuori di sé stessa. Penso che il diritto che ho è di donare e ricevere. Penso di poter avere nella mia vita al diritto alla salute, diritto di avere una famiglia mia e nella società al diritto di poter esprimere ed esercitare le mie capacità. 

Lelle

Un articolo sulle tante bugie della fisica!


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Benfisicati e benfisicate a tutte e tutti dal vostro scientifico Fantozzi ragionier Ugo! Oggi intendo parlare di fisica, argomento sul quale non sono ferratissimo, ma ho qualche idea mia, qualche timida ipotesi da proporre. Ho trovato qualche giorno fa su Facebook un articolo fantastico, una perla rara perché purtroppo ormai su questo social impera sovrana la spazzatura. Avevo pensato di sintetizzarlo o di citarlo, ma così facendo perderebbe di efficacia e quindi ve lo riporto per intero. L'articolo è di un certo Satur Cervamesis e si intitola: "Signori, all'elettrone, che non sia mai utile a nessuno!" Aggiungo solo brevemente che già in passato ho scritto qualche articolo che diceva che quello che ci manca è una vera scienza dell'energia, e che io so come convertire la materia in energia, dato che sono equivalenti, come suggerisce la nota formula di Einstein e=mc2!

"Signori, all'elettrone, che non sia mai utile a nessuno! 

Questa frase non l'ha detta un complottista su internet. L'ha detta Joseph John Thompson, il fisico che vinto il premio Nobel nel 1906 per aver "scoperto" l'elettrone. È il brindisi ricorrente che faceva al Cavendish Laboratory di Cambridge nei primi anni del 900, quando si riuniva con i colleghi per bere qualcosa dopo il lavoro. Alzava il bicchiere e brindava alla particella che gli aveva dato fama mondiale. Con sarcasmo. La citazione è documentata nei Proceedings of the Royal Institution of Great Britain, volume 35, pagina 251. 

Perché il supposto scopritore dell'elettrone brindava alla sua inutilità? Il fisico Fred Dylla del Jefferson National Accelerator Facility, commentando l'aneddoto ammetteva di non sapere se fosse uno scherzo o meno. Ma se leggi i lavori di Thompson prima del Nobel, in particolare "Elettricity and Matter" e "Notes on recent research in Electricity and Magnesism" trovi un uomo che ragionava interamente nei termini dell'etere e delle linee di forza di Micheal Faraday. Sviluppava l'ipotesi dei "Tubi di Faraday" come struttura del campo. Per lui il corpuscolo, come lo chiamava lui, non era una pallina che vola nel vuoto. Era il terminale di un'unità di induzione dielettrica. Il punto dove una tensione del campo finisce e si scarica. Solo dopo il Nobel, nei lavori successivi, il linguaggio cambia e si allinea alla narrativa particellare. Eric Dollard, studiando direttamente quei testi, lo dice senza giri di parole: Thompson era un uomo dell'etere che ha ceduto al conformismo sotto la pressione della fama e del denaro offerti dalla Royal Society. Non era il solo a pensarla così. Oliver Heaviside, uno dei padri fondatori della teoria elettrica moderna, definiva l'idea dell'elettricità come flusso di elettroni una "psicosi". Letteralmente. Una psicosi collettiva. Nikola Tesla rifiutava la teoria atomica e non credeva nell'esistenza dell'elettrone come particella. Charles Proteus Steinmetz, il genio della General Electric, la pensava allo stesso modo. Stiamo parlando degli uomini che hanno dato il 95% dell'attuale teoria elettrica e il 100% della rete a corrente alternata. 

E c'è un dettaglio che dovrebbe far riflettere chiunque. Nel 1997, cento anni dopo la scoperta di Thompson, la rivista Physics World pubblicava un numero speciale sull'elettrone e ammetteva candidamente che dopo un secolo i fisici "ancora non comprendono pienamente le proprietà fondamentali dell'elettrone". Cento anni. E non sanno ancora cosa sia. Detto questo, partiamo. 

Thompson studiava i tubi catodici e vedeva delle scariche strane. Le chiamava "corpuscoli", non elettroni. Il termine elettrone gliel'appiccicò dopo il fisico irlandese George Johnstone Stoney, e la comunità scientifica lo adottò perché suonava meglio di "corpuscolo". Ma nei suopi scritti originali Thompson considerava il corpuscolo come il terminale di una linea di induzione dielettrica. Non una pallina che vola nel vuoto, ma una scarica di campo. Willam Crookes, che studiava lo stesso fenomeno, parlava di "materia radiante", uno stato a metà tra gas e l'etere. Tesla con le sue scariche ad alta frequenza diceva la stessa cosa: qui non si muovono palline, si muovono onde nel campo. Heaviside la chiamava psicosi. Steinmetz scriveva che la concezione preistorica dell'elettrone come carica statica distrugge l'analogia tra le due componenti del campo elettrico e rende inutilmente complicata la comprensione della realtà.

To be continued...


Fantozzi ragionier Ugo

venerdì 8 maggio 2026

Il suono del silenzio





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 Crediamo in ciò che possiamo vedere e non vediamo ciò che possiamo credere. Io ho creduto in ciò che ho sentito e ciò che ho sentito non ho visto. Quando ho ascoltato senza voler vedere allora ho sentito:il suono del silenzio. Attraverso ciò che ho ascoltato ho anche visto: l' amore.                                                                                                            Lelle

bambini



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 I bambini non soffrono, sono come gli angeli in questo. Però guardano e aspettano. Se soffri con il cuore non soffri, se soffri con la mente soffri. I bambini non soffrono con la mente,il dolore è nel loro cuore. I bambini guardano con gli occhi del cuore. Chi soffre guarda con gli occhi della mente. La fede non è cieca, apre gli occhi del cuore e della mente. È cieco chi guarda con gli occhi della mente. È sordo chi non ascolta con gli occhi del cuore.                                                                             Lelle

A mia madre

 O dolcissima Madre come la terra tu che così gentile ci sostenesti con vita e con amore, nessuno mai vicino o lontano è sempre dentro al mio cuore.                                                                  Tua figlia                                                                                                                                                                                                                 


  Lelle 

Benvenuta primavera.....



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Benvenuta primavera!!! 
Si. Finalmente l'altalena è salita. E i due massi di tristezza dissolti.
 Ben tornata euforia. Bentornate manie. Finalmente si può uscire di casa senza ansie, attacchi di panico, nei luoghi affollati senza la sensazione d'aria che manca. Le voci sembrano sussurrare non gridano più. A volte alzano un po' la voce, come se volessero farsi sentire per forza, ma poi riprendono un tono normale. Frequento gente, esco con gli amici e partecipo a cene. Ho perfino trovato un mio pensiero felice. Certo uno è un po' poco ma almeno è meglio di niente. E ora arrivederci a novembre mio "caro" letargo. Per ora mi godo la mia gioia estiva e tristezza la lascio lì buona e coccolata da una parte. E rabbia anche. Ha capito in questi giorni che non avrà più il sopravvento su di me. Vorrei tanto gridarlo ancora e anzi lo faccio. Benvenuta primavera!!!!!!!
Puffy...

Il diavolo veste prada 2




Ormai venti anni dall’ uscita de il diavolo veste Prada, arriva nelle sale il diavolo veste prada 2, un film capace di trasformare il mondo della moda in un immaginario cinematografico riconoscibile e indimenticabile. Questo film nasce da un’ esigenza precisa: parlare a un pubblico che è ormai cresciuto, ma che non ha mai dimenticato le battute di Miranda, interpretata da Meryl Streep e Andy interpretata da Anne Hathaway. Il potere del primo film infatti non risiedeva solo nell’ essere un film sulla moda, ma anche un racconto sul potere, sull’ ambizione e sul prezzo da pagare per rimanere al vertice. Un film che ha cambiato la vita a una intera generazione e che ora ritorna creando tanta nostalgia. Il primo elemento che colpisce de il diavolo veste Prada 2 è proprio questo: è un film nostalgico Il suo ritorno non punta tanto su una narrazione efficace, quanto sull’ emotività dei fan che venti anni fa sono rimasti affascinati da quel mondo fatto di lusso, passerelle e potere. Il punto di forza del film resta proprio quello: la moda. Gli abiti tornano a essere assoluti protagonisti, di quelli da ufficio che quelli dei grandi eventi. Nonostante le grandi marche siano oggi più accessibili, alcuni degli abiti mostrati restano ancora quel sogno lontano che tutti vorrebbero indossare almeno una volta nella vita. Nel primo film Miranda era un personaggio complesso; una donna potente che incuteva timore, ma che aveva le sue fragilità che a rendevano umana. Miranda è cambiata e non in meglio. Il mondo intorno a lei è cambiato e si nota come lei non riesca a stare al passo coi tempi. Si è dovuta adattare a un mondo che lei fatica a comprendere. Non è più una regina e non domina più la scena, piuttosto la subisce. Il film prova a raccontare un cambiamento reale: quello dell’ inclusione nella moda e delle nuove generazioni che rifiutano certe logiche e il mobbing sul lavoro. Il risultato è un racconto che parla di un mondo nuovo attraverso una struttura narrativa più vecchia, dimostrando quanto il film resti fermo nonostante la moda vada avanti. Un altro aspetto particolarmente critico è il modo in cui Andy torna. Se nel primo capitolo il suo ingresso nel mondo della moda aveva un senso narrativo forte, adesso il suo ritorno sembra forzato, debole e poco credibile e non regge il peso emotivo che dovrebbe avere. E’ tutto lineare, prevedibile e senza veri momenti di tensione o svolta. In conclusione il diavolo veste Prada 2 è un film che funziona solo in parte. Funziona come operazione nostalgica, come omaggio a un mondo e a personaggi che hanno segnato un ventennio. Funziona l’ aspetto legato alla moda, ma manca tutto il resto: il coraggio e l’ evoluzione narrativa.

Blue Jacket