venerdì 22 novembre 2024

Folletto soletto


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C'era una volta un piccolo folletto, che viveva in caverne e boschi inaccessibili . Raramente usciva dai luoghi dove viveva per andare a visitare il resto del mondo . Questo folletto era molto pauroso e titubante, e solitamente non si faceva vedere degli altri e inoltre non aveva piacere a stare insieme agli altri, e gli altri non avevano piacere a stare insieme a lui. Eh già ! Perché il nostro folletto era pieno di problemi, e soffriva terribilmente e pensava e credeva di essere l'unico a soffrire. Era sempre cupo, grigio, mesto, lugubre, avvilito, sconsolato, tetro, insomma un folletto deprimente oltre che depresso. La solitudine era la sua unica compagnia, e a volte il nostro folletto ci discuteva animatamente, ma non riusciva mai a spuntarla. Ma un giorno non andò più a trovarlo neanche lei e il nostro folletto non uscì più, e rimase sempre al letto e... nessuno lo vide mai più. P.S. La solitudine ha come padre Thanatos ( la Morte)e come madre Moria( la Pazzia). Dalla morte non si può tornare indietro! Dalla pazzia si può tornare indietro, ma chi è tornato non lo ha mai visto né incontrato nessuno.
Nonno Elpho

Senza titolo

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Non arriva improvvisa come una grandinata di fine estate. È più come il lento incedere dell'autunno, ogni giorno impercettibilmente più freddo del precedente, fino alla prima, vera sferzata gelida, quando ti accorgi di essere lì fuori in abiti inadeguati. 
Alzi lo sguardo sul ciliegio davanti a casa e realizzi che è completamente spoglio, anche se è da tempo che ne vedi le foglie in terra. E il cerchio ti si chiude intorno, la noia di Emiliano è anche la tua, le maschere di cui parla Gianluca le hai ormai esaurite tutte. E il folletto di Elpidio, beh, quello sei proprio tu....

Il piccolo Lebowsky

Livido sul cuore

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Ho appoggiato io l'orecchio

tra un silenzio e l'altro,

sul caldo del tuo seno

bianco e colmo.

Con qualche capello insorto, che mi pizzicava il volto,

e la luce del giorno appresso, che zigzagando,

si infiltrava fra le piante in mostra sul davanzale nostro.

C’era un odore di pelle e coperte, che mi diventava ricordo

e si riproponeva più verace e complesso, ad ogni respiro profondo.

Era come un linguaggio di corpo, come un mimo del sogno:

che mi guidava in quel mondo che stavi sognando.

Credo di avervi visto spavento, Madre… Mi sbaglio?

Inseguimento, sgomento;

la violenza d’un mostro, come un bambino soltanto può intenderlo al mondo…

E mi spiace d’averti svegliato, di colpo,

bagnata di singhiozzo, e ricoperta di pianto.

Dove il mio volto ora lasciava soltanto un livido

rosso, e profondo,

sul caldo del tuo seno, bianco.

Solo lì, tra un silenzio e l'altro,

Sappi che io prestavo, e presterò, sempre,

l’orecchio, al tuo pianto nascosto,

e inespresso.


iononquadro

Zucca, funghi, castagne. L'autunno arriva in tavola

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Zucca, funghi, castagne, polenta. E poi cachi, melograni. carciofi, uva, e tanto, tanto altro. Questo è il meglio di ciò che possiamo trovare ed utilizzare nella stagione autunnale che sembra essere finalmente arrivata dopo un lungo periodo di caldo anomalo. Meravigliosi prodotti che la natura ci mette a disposizione nella stagione fredda dopo tanti sacrifici da parte nostra che lavoriamo la terra e da parte sua dal momento che noi la sfruttiamo al massimo per ottenere e portare in tavola ciò che di più buono può darci. E proprio per il fatto che tali prodotti nascono e crescono col il freddo, sono ricchi di nutrienti essenziali, come per esempio vitamine e minerali che ci permettono di combattere le prime influenze causate da virus che attaccano il nostro organismo, trovato un po' fuori allenamento dopo l'estate, stagione in cui rischi di prendersi virus influenzali ce ne sono ben pochi. E inoltre sono cibi anche mediamente più calorici, sempre per motivi simili e riconducibili alla questione del freddo. Per affrontare le basse temperature infatti abbiamo bisogno di avere riserve di energie, quindi di calorie, sempre con l'obiettivo di preservare e proteggere il nostro corpo, quindi noi stessi, durante l'inverno. Durante il corso di questa stagione, a differenza di quella estiva, il rischio è più elevato e non per niente piacevole, anche se tutto poi normalmente passa se siamo sani e forti. 

Ma parliamo adesso di un argomento più piacevole per tutti: la tavola!

Chi non sogna mai, soprattutto d'inverno, di tornare a casa la sera, magari dopo il lavoro o dopo un allenamento in palestra, super affamato, con lo stomaco che parla, anzi ti supplica di fare presto per trovarsi di fronte ad una calda pietanza fumante? Io penso sinceramente sia il pensiero che abbiamo tutti in quei momenti. Momenti che però non iniziano solo quando smetti di lavorare o di fare qualche cosa, a ridosso della cena, ma molto molto prima. Diciamo, che dire... Alle 4 del pomeriggio? Momento tragico, perché da allora in poi diventa veramente difficile concentrarsi su qualunque altra cosa che non sia il CIBOOO!!!

Ma veniamo adesso ad alcuni consigli di cucina.

Quale modo migliore c'è di cucinare la zucca se non in forno? Ad esempio in una bella torta salata, magari insieme con funghi e patate ed arricchita con prezzemolo, curcuma e pepe. E una volta che la tiri fuori bella fumante, la vedi lì con quella dorata e croccante crosticina saporita più che mai. Sublime! Oppure una bella polenta con una crema di zucca sopra, sempre adeguatamente insaporita con del gorgonzola per guarnire il tutto. O a freddo, in un'insalata con cubettoni di zucca e feta greca con della salsa yogurt o della salsa tzatzichi, bella agliosa. O per darle invece un tocco mediorientale, arabeggiante, un gustosissimo humus di zucca, appunto con la zucca al posto dei ceci. Perfetto come antipasto o come aperitivo insieme a crostini di pane o striscioline di focaccia e conquisterete ogni vostro ospite. E in ultimo la zucca in pastella. Fatta a fettine con una pastella a base di acqua, farina, parmigiano e prezzemolo e fritta. Quello che uscirà sarà un prodotto di una fragranza ed un sapore unici ed inimitabili.


White Cosmos

venerdì 15 novembre 2024

L 'abitudine come concetto biologico, sociale - giuridico e psicologico.

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Mi e' passato per la mente di esaminare brevemente il concetto di abitudine. L 'abitudine costituisce il momento, il passo successivo rispetto all 'adattamento al cambiamento, all 'innovazione. La vita puo' cambiare a livello personale, sociale, politico, economico, giuridico, in modo interno o esterno, positivo o negativo, evolutivo o involutivo. Cosa accade? si affronta la modificazione e, mediante meccanismi sia consapevoli che inconsapevoli, ci si adatta e, mantenendo costante l 'adattamento, ci si abitua. Nel modo biologico esistono esempi concreti suggestivi; ad esempio il camaleonte, o alcuni insetti come la cavalletta o la mantide religiosa, che cambiano di colore corporeo e si mimetizzano, per adattarsi all ' ambiente circostante allo scopo di affinare ed utilizzare le proprie strategie di attacco e difesa finalizzate alla sopravvivenza. Che fanno quindi? Si adattano e mantenendo costante l'adattamento , si abituano. Nel campo e nel settore giuridico, addirittura, l' abitudine costituisce la terza fonte del diritto. Si chiama consuetudine e consiste nel mantenimento, uniformemente e costantemente tenuto, di un determinato comportamento, da parte di un insieme, di una comunita' di consociati, per un determinato periodo di tempo, accompagnato dalla opinio iuris ac necessitatis, che consiste nella convinzione che quel comportamento crei diritto. L' abitudine, quindi, o consuetudine, crea norme giuridicamente rilevanti. Abituarsi, quindi, e' fondamentale per affrontare la vita. L' abitudinei crea sicurezza, capacita' di avere sotto controllo e padronanza la propria vita. D'altro canto, tuttavia, potrebbe determinare, se viene meno la flessibilita' al momento opportuno, immobilismo, rigidita', staticita,' ed incapacità di uscire dalle situazioni. E' un'arma a doppio taglio da non sottovalutare anche sul piano psicologico.


Tigrotto 75.

La fiaba di nonno Elpho o la fiaba del folle

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Un giorno, un vecchio Elpho, che passeggiava sul limitare del bosco, vide una piccola costruzione fatta a forma di fungo da dove venivano strani rumori metallici. Il vecchio Elpho che era curioso come una scimmia, si avvicinò all'edificio e bussò al portone. Nessuno venne ad aprire ma l'Elpho, che era molto caparbio, continuò a bussare, ancora e ancora, ma nessuno veniva ad aprire. Eppure sentiva i rumori metallici che provenivano dall'interno. Quindi doveva esserci qualcuno. Stufo di bussare se ne tornò a casa a riposare. La mattina dopo di buon ora decise di tornare, bussò ancora, e ancora, e ancora, e così per 7 giorni. Dopo 7 giorni che bussava imperterrito al portone, provò ad aprirlo ed incredibilmente il portone si aprì. E allora il vecchio Elpho che si chiamava Hell Matusa sporse il suo testone per dare un'occhiata, ma non vide nulla perché era buio e non sentiva nessun rumore, improvvisamente i suoni metallici erano cessati. Gli tremavano le ginocchia dalla paura, ma si fece coraggio e varcò la soglia, fece qualche metro ma non riusciva a vedere nulla: era troppo buio, cercava la strada a tentoni ma non riusciva a toccare con le sue mani nient'altro che aria; fece un altro passo e andò a sbattere la gamba contro qualcosa e urlò per il dolore e per la paura che lo attanagliavano. Aiaaiaia! Che botta! Aveva urtato contro qualcosa di duro e freddo, o così gli sembrava, perché non riusciva a vedere un tubo. Dopo qualche secondo di sconcerto Matusa si imbatté in una porta, o qualcosa di simile, dopo 10 min di smanettamenti cercando una maniglia da aprire, riuscì ad aprirla. Fu inondato da una luce accecante e si ritrovò in un lungo corridoio pieno di porte, sia a destra che a sinistra. Ne aprì una e si ritrovò in una piccola stanza con delle catene ai muri. Alle catene erano incatenati delle virgole e dei punti, e così via e quando alzò gli occhi sul soffitto vi trovò la scritta "Errori di punteggiatura", iniziò a girargli la testa. Matusa fu colto da un attacco di ansia e vedendo una porta a portata di mano l'aprì e si ritrovò in un'altra stanza che aveva sempre delle catene. Ma questa volta alle catene c'erano dei numeri e sul soffitto c'era scritto "Errori di aritmetica". Urlò "aiuto!", e scappò via correndo. Aprì un'altra porta e si ritrovò in un'altra stanza con sempre le catene ai muri e incatenati c'erano dei pensieri, sul soffitto c'era scritto "Errori di logica". All'improvviso il povero Matusa cadde svenuto. Dopo molto tempo si risvegliò, si alzò e si guardò intorno. Si trovava nel bosco, c'era il sole e tutto sembrava "normale", ma non vedeva più nessuna costruzione, né edificio, c'erano solo alberi, alberi, alberi!!! Cari lettori non so quale sia il senso di questo articolo, né perché l'ho scritto, ma forse è solo un errore. 

nonno Elpho

Se non rimango a piedi.....Venom

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Buongiorno a tutti dal vostro inmarvellabile Buio Totale. Quest'oggi vi parlerò dell'ultimo film Marvel "Venom the last dance" ultimo film della trilogia sull'alieno firmato Marvel. Allora....(ora tiro fuori il mio lato sgarbiniano)...Venom la prima volta nasce come antagonista di Spider Man (sempre nell'ultimo film della trilogia), per poi approdare sugli schermi come protagonista. Cattivo. Nero. Che poi alla fine tanto cattivo non si rivela visto che si sacrifica per salvare la vita dell'umano di cui si era impossessato. Ora veniamo ai commenti (ecco il peggior Vittorio Sgarbi che è in me). Effetti sonori, grafica, animazione da paura. Specie nelle scene più....come dire....concitate. Di trama scarseggiava un po'. Un po' come tutti gli ultimi film Marvel. Da antman in poi. Però tutto sommato molto bello. Voto 8 e mezzo.

Sempre vostro Marvelluio Totale.