venerdì 9 agosto 2024

Coviddi non ce n'è



Buongiorno a tutti dal vostro incoviddabile Buio Totale. Si...inizierò con questa citazione. "Coviddi non ce n'è"....un par di....marroni!!!!! Quanto avrei voluto far stare questa.....allegra signora....(avrei voluto usare altre 1000 parole per definirla ma voglio evitare il carcere) insieme a me durante le mie due quarantene mentre davo di matto dentro casa rinchiuso per giorni proprio a causa del covid. E non tanto quella invernale dell'anno scorso ma quanto questa. Sto diventando ingestibile non so più neanche ciò che voglio passo dal letto alla cucina e al bagno a tutte le ore apro il frigo (vuoto) lo richiudo le mensole (altrettanto piene come il frigo) le richiudo in cerca di non so neanche io bene cosa per poi risdraiarmi e ricominciare....forse spero solo in un tampone magico che risulti negativo per poter uscire il giorno dopo e ricominciare a rivedere tutti...beh si....white cosmos fantozzi nonquadro...mi mancate sappiatelo...mi manca stare lì con voi a leggere insieme fare il viaggio della speranza all'andata e al ritorno che mi nonno co un gommone dall'Albania avrebbe fatto prima...come vedete io dopo un po' senza attività non ci so stare....(a costo di farmi il viaggio della speranza) quindi speriamo bene nel prossimo tampone e che possa tornare "in mezzo a voiiiiiiiiii" come diceva qualcuno.
Incoviddabilmente vostro
Buio Totale

Una miniera nascosta


https://www.grandchef.net/magazine/liehttps://www.google.com/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Ftecnologia.libero.it%2Fpioggia-pericolosa-temporale-60276&psig=AOvVaw23JdOC2NYGJ1frYGJKV1Lx&ust=1723302695452000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBEQjRxqFwoTCPj13_qY6IcDFQAAAAAdAAAAABAEvitazione-consigli-impasto-perfetto


Quello che ho imparato nel mio lungo percorso nel laboratorio di gastronomia del centro diurno, durato cinque anni, è un patrimonio prezioso ed innegabile. Oltre al piacere nel cucinare e nell'assaggiare e godere di ciò che si è preparato con le proprie mani, tutti insieme attorno al tavolo, perché la condivisione è parte fondamentale di qualunque cosa facciamo nella nostra vita, mi sono portato a casa alcune specificità. Piccole grandi perle preziose che mi hanno fatto capire tante cose e hanno spalancato davanti a me delle porte che già erano in parte aperte. Sto parlando di specifiche abilità, come ad esempio la manualità. La rapidità nell'eseguire i passaggi richiesti dalla ricetta in questione.

Conoscere e sentire ciò che si sta toccando con le proprie mani attraverso la sensibilità della pelle è importantissimo. La temperatura e la consistenza che cambiano durante la manipolazione ti permette di comprendere i cambiamenti di ciò che succede all'interno dell' alimento che hai tra le mani e di capire quando è arrivato il momento di fermarsi perché esso è pronto e di proseguire con il passaggio successivo. Eh sì, perché il cibo è vivo, in quanto composto di microrganismi e quando lo manipoli, quando lo guardi, quando prendi contatto con esso, attraverso i suoi cambiamenti fisici e visivi, ti fa capire quanto è vivo. Un alimento cambia continuamente aspetto, odore, sapore, volume e consistenza ad ogni minimo stimolo a cui viene sottoposto. Una miniera d' oro composta di tutto ciò si sprigiona da esso stimolando profondamente tutti i tuoi sensi e dandoti anche tutte le emozioni specifiche della cucina. Un vero cuoco è anche un conoscitore della chimica degli alimenti. Sono i cambiamenti chimici che avvengono al loro interno che determinano il loro aspetto e sapore finali.

L'incontro con il maestro di cucina della scuola "Il punto di cottura" mi ha permesso di conoscere la cucina di diverse culture, alcune da me molto apprezzate, come ad esempio quella orientale, essendo io un amante dei sapori forti e della spezie, altre meno, come quella messicana, i cui abbinamenti tra gli ingredienti non mi appassionano affatto. Questa sperimentazione mi ha permesso anche di capire che io sono una persona molto aperta e disposta a provare cose che non fanno parte della mia cultura, che non fanno parte di me. Eppure sono curioso e la cucina penso sia uno strumento, una grande possibilità che abbiamo la quale ci permette di superare alcuni confini che ognuno di noi ha, molto difficili da riconoscere e abbattere perché si sono creati e forgiati durante tutto il corso della nostra vita, aprendo la nostra casa, la quale è molto più grande di quanto pensiamo.


White Cosmos

Ovunque piove


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Ovunque piove,

d’improvviso; come un mal di pancia

o un fulmine, a ciel sereno.

Innocente come un bambino che piange

perché è caduto un gelato.

E ovunque piove. Piove.

E la gente corre a casa bagnata e stizzita,

ma Infondo felice.

La terra esprime il suo odore,

come ascelle sudate, per una notte d’abbracci d'amore.

Forse che le danze sono state ascoltate?

Forse che i campi e le aiuole, torneranno a fiorire?

I ventagli delle signore tornano, però, nelle loro borsette.

E Il sole incauto, si sporge a guardarle.

“Ci vorrebbe un ombrello”, c'è chi dice.

“Dovremmo essere in tanti per catturarle tutte”,

dicono alcuni bambini con le lingue pretese ad assaporare le gocce.

Piove, piove ovunque.

Frammenti di cielo, picchiettano sulle spalle di persone diverse.

Tornerà il sole, certo.

Ma oggi ovunque piove e noi accalcati nei tram la guardiamo cadere.

Con le mani umide, i capelli spettinati.

Gli uccelli e gli insetti, per un breve tempo spariti.

E le luci dei fari, distorte.

E le nostre anime contorte in subbuglio,

come quelle dell'animale che è in noi, e il suo risveglio.

L'uomo, la scimmia davanti al fulmine, lo sgomento.

Ovunque piove tutto questo, in un attimo.

Noi entriamo in un cinema, in un appartamento.

Ci scrolliamo di dosso l'umido e il freddo.

Ma il nostro orecchio ogni tanto torna a quel rumore di sottofondo,

Mentre avviciniamo le mani a un calorifero, e tutto di noi ci sembra così in pericolo,

ma anche così protetto…

Che ovunque piove davvero.

Ed è davvero bellissimo.



iononquadro

Fresconxello

https://depositphotos.com/it/photo/clippers-on-the-green-grass-41519861.html

Oggi il vostro nonnino vi narrerà la storia di Frasconxello Ingenuotti, un povero operaio che lavorava in un bel vivaio situato tra cielo e terra nel paese di Ficusland. Un piccolo paese, ma pieno di gente interessante. Il nostro Fresconxello conduceva una vita tranquilla, casa e lavoro, lavoro e casa. Un giorno mentre si trovava al lavoro nel vivaio nota uno strano nido che si trova su un rampicante. un nido brutto e secco situato nel mezzo di una bella siepe fiorita. Una siepe molto alta e folta, ma nonostante l'altezza Fresconxello decide di togliere quel nido, allora prende una scala e delle cesoie. Sale sulla scala , si avvicina al nido , sta per tagliare i rami che  lo ancorano alla siepe e ... .
Improvvisamente si ritrova in un posto fatato con un sentiero tempestato di pietre dure di tutti i colori, e alla fine del sentiero si erge un piccolo castello. Un castello così piccolo che era alto come Fresconxello e largo un paio di metri, non di più. Il castello aveva un piccolo portone dipinto di rosso. Fresconxello si avvicina al piccolo portone e intanto pensa:" che faccio? Busso? Muoio dalla curiosità di sapere che abita in questo piccolo castello", ne mentre si apre una piccola porticina nel  portone , e ne esce un esserino piccolo tutto piume ma dall'aspetto umano che porta tra le braccia una cassetta delle offerte più grande di lui e che gli urla. "se vuoi che ti apra il portone devi fare un'offerta!" Fresconxello che muore dalla curiosità gli dà una moneta e lo strano esserino apre il portone, e già Fresconxello si apprestava a sbirciare quando l'esserino gli intima: "alt! se vuoi guardare devi fare un'altra offerta". E Fresconxello gli dà un'altra moneta e si avvicina per sbirciare, quando si sente svenire.
Fresconxello si sveglia e gli duole il capo, si trova a terra vicino alla scala e ha in mano delle cesoie. Si rialza e guarda in alto e il nido è ancora lì, poi mette la mano in tasca per cercare il denaro, ma il denaro non c'è più !! Come disse l'Imbriani: " fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, nessuno fu mai tristo per le troppe cautele e per la troppa diffidenza". E come dice il vostro nonnino." fa attenzione! Non esse fregnone, altrimenti anche il sogno te pò fregà!!".
P.S.
Aimè siamo agli sgoccioli, anzi pure quelli so annati. È tempo di andare in vacanza. Eh sì! Cari lettori, anche il vostro nonnino va in ferie e ci rivedremo a settembre. Vi mancherò! Lo so!! E anche voi mi mancherete, ma fa troppo caldo anche per scrivere un post, e poi ... riprenderò a settembre, come ho già detto. Lo so!! È tanto tempo, lo so! Ma bisogna farsi forza e resistere!! Resisteremo insieme e vedrete che il tempo passerà! Lento e inesorabile passerà agosto e arriverà settembre, e finalmente torneremo ad incontrarci e a farci compagnia. Mi raccomando, no piangete, altrimenti mi commuovo anch'io e rischio di sciogliermi nel sapido delle mie lacrime. 
Basta così, sigh, sigh, arrivederci, sigh, sigh. Baci e abbracci.
Nonno Elpho 

venerdì 2 agosto 2024

Bie e Bia



Fonte: https://images.pexels.com/photos/1701001/pexels-photo-1701001.jpeg

Oggi il vostro nonnino vi narrerà la storia di Bia e Bie. Bia e Bie erano due affascinanti ragazze che vivevano nel paese di Miscredo, ma loro personalmente erano due fedeli cristiane. Purtroppo erano in pochi, nel loro paese che professavano la fede cristiana, ma Bia e Bie non si lasciavano influenzare dalla maggioranza dei cittadini di Miscredo. 

Un giorno decisero di fare un pellegrinaggio al famoso santuario dell'Amore Celestiale Senza Remore e si ritrovarono tutti insieme nel luogo di partenza. Erano in pochi: Bia e Bie e poi un parroco e quattro suore. Allo scoccare della mezzanotte iniziarono a incamminarsi lungo il tragitto. Naturalmente mentre camminavano pregavano, e il parroco ne approfittava per dire l'omelia. Cammina, cammina, passa un'ora, e i nostri fedeli con in mano una candela per rischiarare la strada, continuano a pregare e il parroco che ancora diceva l'omelia, si interrompe per dire:

"Fratelli e sorelle, pregate e non vi fermate camminate, manca ancora un po'", detto ciò il parroco indefesso riprende la sua omelia. Passa un'altra ora e il parroco interrompe ancora l'omelia e ripete:

"Fratelli, sorelle, pregate e camminate manca ancora un po'", detto ciò il parroco riprende la sua omelia. Passa un'altra ora e il parroco interrompe la solita omelia e ridice ancora:

"Pregate e camminate, manca ancora un po'", detto ciò il parroco riprende la sua omelia.

Passa un'altra ora e il parroco interrompe la solita omelia e ridice ancora:

"Pregate e camminate manca ancora un po'", e sempre più indefesso riprende la sua omelia.

Passa un'altra ora, e il parroco alzando la voce:

"Continuate a pregare e a camminare, fratelli, prima o poi arriveremo, bisogna avere pazienza."

Passa un altra ora e...

Nessuno ha mai più rivisto Bie e  Bia e il loro gruppo di pellegrinaggio, forse sono ancora in viaggia...

P.S. 

* Gesù gli disse (a Tommaso): "Perché tu mi hai veduto, hai creduto; beati quello che pur non avendo visto crederanno!"

** Il nonnino disse: "Quando fai un viaggio, non conta dove vai, e nemmeno con chi compi il cammino. L'unica cosa che conta è chi incontri lungo il tragitto!"


* (Gv 20,26,29)

** detto del nonnino


Nonno Elpho

Potersi Capire




Fonte: https://www.google.it/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.alamy.it%2Fun-cane-di-razza-mista-retriever-che-gioca-con-una-palla-all-aperto-image439272519.html&psig=AOvVaw3cmBjJq72DSSOuly2NOW7M&ust=1722694238619000&source=images&cd=vfe&opi=89978449&ved=0CBEQjRxqFwoTCKCIs6a-1ocDFQAAAAAdAAAAABAE


Noi poterci noi… capire,

da creature silenziose

quali siamo?

Per le vie di questa Roma da solcare;

tu due piedi, io quattro zampe,

che ne bacino le strade.

E sentirle costruite, per noi, per me che…

…che abbaiare è come “pronunciare”.

E che mugolare, è un po' come soffrire,

in parole distillate.

Non lo fanno mai, invece… le creature rumorose.

Quelle alte come te. I bipedi non fanno che parlare.

Parlare.

Parlare parole complicate, ingombranti.

A mille-denti.

Come certi mostri di incubi

anche nostri,

da creature a quattro arti.

Mi accarezzi,

mi coccoli, ti guardo coi miei occhi

stelliformi.

La mia coda, raramente canta a gioia.

Ma tu oggi non ti arrendi.

Mostri i denti. Non capisco che sorridi e…

…mi spaventi! Sono qui da pochi giorni… io…

Vuoi giocare con la palla? Che vuol dire?

Come fare ad imparare?

Certe volte mi domando se anche tu, mi farai solo soffrire…

È così che scende sera, e salgono i fantasmi.

i rumori sconosciuti dai balconi,

i fruscii dei capannoni e dei locali,

i fuochi, i tuoni.

E mi nascondo, tra i cuscini, dietro ai mobili e i divani.

Tu mi parli e io non so, se non capisco cosa dici

o preferisco non fidarmi degli umani e dei sorrisi.

Fino al giorno in cui sei fuori, e forse ancora spaventato mi avventuro tra i cuscini.

Il tuo letto odora forte.

D’acqua e sale.

Un acquarello di dolore: come di lacrime notturne, piante forte,

fino a fare male, senza avere più parole da parlare.

I cani non piangono, non sudano.

e non fanno quelle cose che tu fai ma io lo so.

Che tu sei cane,

come me.

In quell’odore, fra quelle lacrime

ti ho sentito mugugnare.

Ti ho sentito abbaiare, guaire di dolore.

Che non posso pronunciare, né capire.

La parola non compete questo essere, mi dico…

…ma il dolore, sì lo conosco, molto bene.

Certo queste cose io le so, perché le scrivi tu in questa poesia solo parzialmente intelligibile al mio occhio grigio-verde.

Io non mi ricordo niente, se non che mi hai insegnato che quando mi ringhiavi con i denti spalancati;

eri solo sorridente.

Io non so, non mi ricordo niente, niente nulla.

Se non quanto ero felice,

quando mi premiavi col biscotto e carezzavi,

anche senza giocare a palla.

Io non so, non mi ricordo niente, niente nulla proprio.

Sono stato a lungo solo, poi ti ho amato. Amato per davvero.

Poi ti ho perso non del tutto.

Perché quando mi hai salutato l’ultima volta, davanti al veterinario, non hai detto quasi niente. Non mi hai spiegato cosa avevo.

Sperando che quel giorno io non capissi, niente di niente, nulla proprio.

Sperando che il mio ultimo pensiero fosse solo, che forse in fondo, io non avevo capito…

iononquadro

SATURNALIA




FONTE: https://www.google.it/imgres?q=saturnalia&imgurl=https%3A%2F%2Fstaticfanpage.akamaized.net%2Fwp-content%2Fuploads%2F2019%2F03%2Fsaturnali.jpg&imgrefurl=https%3A%2F%2Fwww.fanpage.it%2Fcultura%2Fcarnevale-i-saturnali-lantica-origine-della-festivita-nellantica-roma%2F&docid=RlPSDB8Kg8UJkM&tbnid=1GJdqKjx0H3wRM&vet=12ahUKEwiUzKr5utaHAxXugf0HHTxUFyQQM3oECFwQAA..i&w=998&h=517&hcb=2&ved=2ahUKEwiUzKr5utaHAxXugf0HHTxUFyQQM3oECFwQAA

 I Saturnali erano una delle feste più importanti ed amate festività romane di epoca arcaica,  che duravano dal 17 al 25 dicembre. Nella festa cristiana di oggi, cioè il Natale, si ritrovano molte caratteristiche delle antiche celebrazioni pagane, come: lo scambio di doni, gli incontri familiari e l’allentamento dei ritmi della quotidianità. Era l’ ultima festa del calendario romano e si celebrava sedici giorni prima delle calende di Gennaio quando, intorno all’ inizio dell’ inverno, il sole aveva raggiunto il suo percorso più basso nel cielo ed i giorni ricominciavano ad allungarsi, assicurando così un’ altra stagione di racco  lto. Secondo il poeta Catullo erano i giorni più belli dell’ anno. Dedicata a Saturno, dio della “mitica età dell’ oro!”, così chiamata perché raro periodo in cui gli uomini vivevano in pace, senza bisogno di lavorare, era associata ai cicli della natura, all’ alternarsi delle stagio ni o, più in generale, alo scorrere del tempo, infatti la divinità corrispondente a Saturno nella mitologia greca era Crono, padre di Zeus e Titano del tempo. I riti religiosi che caratterizzavano la festa si svolgevano, nel foro, seguiti poi da una sorta di Carnevale, contrassegnato dalla più completa libertà di comportamenti, fino alla trasgressione. Il rituale dedicato a Saturno iniziava con un sacrificio solenne nel tempio dedicato alla divinità, l’ accensione delle candele intorno all’ edificio sacro e con la nomina del princeps Saturnalicius, detto anche “re della burla”, il responsabile dello svolgimento della festa. Per ricordare e in omaggio all’ uguaglianza dei tempi d’ oro, la pausa di libertà era concessa anche agli schiavi che in quei giorni si permettevano di banchettare con i padroni e addirittura essere serviti da loro. La gente andava in giro mascherata mentre, quelli che oggi definiremmo artisti di strada, improvvisavano ovunque i loro spettacoli. Ci si scambiava anche dei piccoli doni e figurine di terracotta, di cera o perfino di pane detti “sigillaria” che volevano alludere agli uomini che erano soggetti alla sorte e al gioco degli dei. La festa romana dei Saturnali terminava il 25 dicembre, giorno dei natalis solis invicti, la nascita del sole invincibile. Nel 274 d.C. fu decretata dall’ imperatore Aureliano come celebrazione del solstizio invernale, e qualche tempo dopo fu cristianizzata come una data per celebrare la nascita del Figlio della Luce. Sembra che Cristo, non nacque alla fine di Dicembre ma in un imprecisato periodo autunnale.                                                                                                                     


Blue Jacket