mercoledì 7 luglio 2021

Privacy



Ogni giorno lasciamo senza saperlo un’ infinità di tracce digitali che rivelano le nostre abitudini, preferenze, interessi, emozioni, calcoli, interazioni sociali. Di solito non sappiamo chi può farne uso e a quali fini. Il cellulare indica dove sono ogni momento, registra quali tasti sto premendo, con chi parlo, per quanto tempo, a chi invio messaggi e da chi li ricevo, cosa dicono, quali foto e video condivido con altri, chi mi sta accanto; se è smart   indica anche ogni pagina web che visito, quante email invio a chi e quante ne ricevo da chi ed esattamente a che ora. Spostandomi con l’ auto, il navigatore indica ogni metro della strada  che percorro, in quale direzione, quanto mi fermo a un’ area di servizio e da che ora a che ora. I lettori ottici in autostrada rilevano la mia targa e calcolano la mia velocità media. Altri dati vengono registrati e trasmessi dagli strumenti digitali di sicurezza  incorporati  nella mia auto e altri ancora iniziano a diffondersi da automobili senza guidatore. Presto e già ora avviene tramite scatole nere installate sui veicoli, il mio assicuratore riceverà informazioni mentre guido dai sensori della mia auto, per sapere ad esempio se viaggio di notte o se faccio frenate brusche, dalle quali calcolerà il premio che gli devo; il mio frigorifero leggerà e diffonderà la scadenza degli alimenti, insieme alla loro quantità, marca, permanenza. Accendendo la TV, se è smart, lascio traccia di ogni mia azione sul telecomando, cosa vedo istante per istante, da che ora a che ora, ed è possibile che la telecamera incorporata nell’ apparecchio legga le mie espressioni facciali a seconda di ciò che vedo e la marca di biscotti che ho in mano. Potrebbe anche venire accesa da un hacker senza che me ne accorga. Lavorando a casa con il computer o il tablet in wifi segnalo i miei acquisti online, le pagine web che più mi interessano.  Cercando un prodotto o una notizia in un motore di ricerca esprimo un  interesse per ciò che ricerco. Entrando, poi, nel mondo dei social network devo fare conto con il fatto che ogni mia parola, foto, video postata online è a disposizione  di chi ne ricava altri miei dati che non ho rivelato. Si dirà: dov’ è il problema ? Dai dati di massa traggo sicuri benefici, non ho nulla da nascondere poiché di solito non commetto illeciti, anzi è bene che la polizia e i servizi segreti possano accedere  ai dati di delinquenti o terroristi ed evitare la commissione di gravi reati e in ogni caso il processo di digitalizzazione e la diffusione delle informazioni è irrefrenabile e irreversibile. In queste righe è stato dimostrato che mantenere la vera privacy è molto difficile e non sempre gli si dà il giusto peso, ma è fondamentale, perché si tratta di un mio diritto ed è tutelato dalle leggi sia italiane sia europee.

                                                                                                                                                                                                    BlueJacket

martedì 6 luglio 2021

Ciccia mia

Ciccia mia. Mi sto uccidendo per farti andare via. Sto facendo di tutto per non avere più niente a che fare con te. Ma tu sei un tipo veramente ostinato. Più il tempo passa e più continui ad aggiungere rotoli su rotoli. Non intendi proprio sloggiare eh?! Maledetta! Fatico tutti i giorni, ma tu sei sempre lì. Ore ed ore in palestra buttate al vento. Tutto inutile. Diete stressanti e interminabili. Ma niente....! Inutili anche quelle. Giornate passate a soffrire la fame e tutto quello che riesco ad ottenere è qualche centinaio di grammi in meno tanto per illudermi un po', che poi regolarmente riprendo e anche di più non appena mi concedo di sospendere un attimo la dieta e soddisfare i desideri
delle mie papille gustative. AAAhhh! Che bello mangiare! Il problema è che poi dopo pago sempre le mie debolezze. Infatti il giorno dopo, quando mi guardo allo specchio o salgo sulla bilancia, mi accorgo subito dei danni che ho fatto. Loro purtroppo non mentono mai. E io piango. Uffaaa!!! Non è giusto! Non ne posso piùùù!!!

Ciccia mia! Ma te ne voi annà! Non hai capito che qui nun ce devi sta?! Come? Che hai detto scusa? Hai detto che qui te trovi bene, che c' è tanto spazio e che a annattene nun ce pensi neanche? Ah è così eh! Me voi sfidà? Allora l' hai voluta tu! Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Solo che qui è tutto morbidooo...!!! Brutti rotoli, andatevene viaaa!!!

                                                                              White Cosmos

venerdì 25 giugno 2021

I muri parlano di storia

 

Quella singola ora passata al Quadraro, quartiere di fondamentale rilevanza storica a sud-est di Roma, ha fatto luce sulla sua storia, che si rifa al tempo della seconda guerra mondiale, durante la quale sono avvenuti fatti tragici ma anche fatti cruciali per la strada che poi avrebbe portato alla fine della guerra. Qui infatti, il 17 aprile 1944, è avvenuto un rastrellamento nazista per cercare di stroncare una delle forme meglio organizzate della resistenza romana all' occupazione nazi-fascista tra il settembre 1943 e il giugno 1944. Vorrei ricordare che tutti i circa 750 deportati erano uomini. I tedeschi infatti hanno risparmiato le donne. Che animo buono! Questi uomini, provenienti da tutti i ceti sociali possibili, finirono poi a lavorare in fabbriche dislocate in Austria, Polonia e Germania. Al Quadraro, di recente, cominciarono a comparire numerosi murales che ricordano i fatti di quell' epoca, per non dimenticare mai. Uno di quelli che, a mio avviso, è sicuramente il più rappresentativo, è il cosiddetto “Nido di Vespe”, definizione data al quartiere dal comandante della Gestapo a Roma, Kappler. I muri di questo “paese” nella città, che è il Quadraro, fatto di casette a una o due piani, che costituiscono parte di esso, sono ormai da una decina di anni espressione di questa forma di arte storica, l' arte della resistenza, che scava nelle radici più profonde della nostra libertà.

 

 White Cosmos

Street Art ai tempi del Covid

 Quest'anno, per via del Covid, il corso di Street Art è cominciato tardi (a gennaio) e forse è anche per questo, ma non solo, che il laboratorio di Street Art mi ha entusiasmata molto meno che gli altri anni. Beninteso, disegnare e pitturare mi piace, ma confesso che quest'anno mi è mancata un po' l'ispirazione. Ad ogni modo, ad inizio anno abbiamo ripreso con Alessandra Carloni, la street artista, il lavoro che avevamo lasciato in sospeso a giugno dell'anno scorso, sui diritti riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell'ONU. Qui, ognuno ha scelto un articolo/diritto da rappresentare con un disegno. I nostri disegni, pitturati, sono stati poi riprodotti in grande su dei poster, e incollati al muro fuori dal CSM. E' stato bello riprendere a pitturare e imparare, con l'aiuto di Alessandra, a creare nuove tonalità di colori e anche perché ognuno di noi ha potuto produrre qualcosa di suo: chi ha deciso di rappresentare il diritto alla vita, chi l'eguaglianza, chi la libertà di pensiero, ecc. Il mese scorso, invece, abbiamo realizzato un murales nella parrocchia di Ponte Milvio che rappresenta il tema del Covid. Il murales, ideato da Alessandra dopo aver raccolto le nostre idee, raffigura due ragazzi seduti su un tronco, faccia a faccia. L'unico contatto è quello delle loro mani: in effetti quello che ci ha maggiormente colpiti di questa pandemia è stata la mancanza e il bisogno del contatto fisico tra le persone. Purtroppo, come ho già detto, quest'anno sono stata un po' assente a dir poco. Però sono contenta che il corso di Street Art si è comunque fatto. L'arte mi piace perché mostra tutte le possibilità di bellezza che ci sono nel mondo e spero per il prossimo anno di ritrovare questa fantasia.

 

Lyf




venerdì 18 giugno 2021

Terza guerra mondiale

Sapete che c'è? Dopo il maledetto coronavirus pare che ci sta a breve-medio termine direttamente una nuova grande festa mondiale, terza edizione di una serie di catastrofi che la gente si illudeva fossero estinte, e invece estinte non sono. Quando apro questo discorso varie volte mi son sentito dire "ma io non vedo nessuna guerra mondiale", ma questa risposta non ha nulla di nuovo, anche subito prima della prima e della seconda guerra mondiale il copione era lo stesso, fino al giorno prima stavano tutti in vacanza in spiaggia a giocare a Disneyland e il giorno dopo d'un colpo lo scenario cambia e si deve affrontare tutta insieme la dura realtà. Mi piacerebbe che la realtà fosse diversa ma purtroppo l'argomento realtà lo conosco bene e so bene che tipo di scherzi può comportare. Ma la gente non ha nemmeno la più pallida idea del perché scoppino le guerre mondiali, che tra l'altro sono un fenomeno tipico del mondo moderno, capitalistico. A scuola ci insegnano che la prima guerra mondiale è scoppiata perché un anarchico ha ucciso l'arciduca d'Austria e la seconda guerra mondiale sarebbe colpa del solo Hitler che invede la Polonia. Ma queste sono solo le classiche cause fenomeniche siperficiali cioè come a dire che non sono le vere cause. Le vere cause sono materiali e anche spirituali. Le cause spirituali sono sempre le stesse, l'umanità è chiusa da millenni in una cattiveria collettiva che è l'inevitabile sommatoria delle tante piccol cattiverie individuali, e questo è il vero motivo per il quale le cose vanno sempre a finire male. Ma poi ci sono anche le cause materiali. Le cause materiali della prima e seconda guerra mondiale sono le medesime, l'ascesa degli Stati Uniti che devono soppiantare l'Inghilterra come prima potenza mondiale. Oggi invece c'è la Cina che è già diventata la prima potenza economica mondiale. E poi a ruota seguono l'India e il Brasile. Tutte le potenze mondiali aspirano al ruolo di prima potenza mondiale ma l'unico risultato che otterranno sarà quello di distruggersi a vicenda.

Fantozzi ragionier Ugo

La Storia di patrik zaki e giulio regeni

  

Il 7 febbraio 2020 Patrick Zaki, studente egiziano dell' Università di Bologna, è stato arrestato all'aeroporto internazionale del Cairo. Da più di un anno è detenuto dal regime del suo Paese per propaganda sovversiva.
Nel corso della sua prigionia in tanti si sono mobilitati per chiedere al governo egiziano la scarcerazione dell' attivista 28enne.
L'accusa mossa al regime del presidente Abdel Fattah al Sisi è di averlo imprigionato ingiustamente, per motivi politici. Prima del suo arresto, era impegnato in un dottorato sugli studi di genere presso l'Universita' di Bologna. È stato arrestato all' aeroporto internazionale del Cairo il 7 febbraio 2020. L'accusa, resa nota solo in un secondo momento, è di propaganda sovversiva. Subito dopo l'arresto è stato portato a Mansoura.
Si dice che sia stato interrogato duramente, minacciato, picchiato e persino sottoposto a scosse elettriche.
Zaki viveva a Bologna dove svolgeva attività di ricercatore sui diritti umani e di genere.A febbraio 2020 decise di tornare in Egitto per andare a trovare la sua famiglia per 2 settimane. Al suo atterraggio in patria, lo studente egiziano è stato arrestato all' aeroporto del Cairo. È sparito per le 24 ore successive senza che nessuno sapesse più niente di lui. È stato portato dal Cairo a Mansoura, qualche decina di km a nord della capitale, dove è stato sottoposto a un brutale interrogatorio. Su Zaki pendeva un mandato d'arresto in Egitto dallo scorso settembre ma lui ne era all' oscuro.
Patrick Zaki è accusato di aver pubblicato notizie false sui social con lo scopo di disturbare la pace sociale, di aver incoraggiato le proteste contro l'autorità pubblica e il rovesciamento dello stato egiziano.
Il regime egiziano, noto per essere repressivo e violento, rivolge queste accuse ai dissidenti o a chi è critico nei confronti del governo.
Secondo Amnesty International Zaki rischia fino a 25 anni di carcere.
Secondo gli avvocati del ragazzo i post pubblicati su Facebook che gli sono costati la galera sarebbero falsi.
Le accuse sono state rese note allo studente solo il sabato mattina dopo il suo arresto, davanti alla procura di Mansoura.
Le prime udienze del processo contro Zaki si sono tenute solamente a Luglio del 2020.
Dall' arresto erano passati 5 mesi. Lo scorso 7 dicembre il giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del Cairo ha stabilito un primo prolungamento del carcere preventivo, rimandato nuovamente il 2 febbraio 2021. Ma la custodia dello studente viene allungata di volta in volta. Ormai siamo oltre i quattordici mesi.
Il caso del giovane egiziano ha sollevato l'indignazione di tutto il mondo. Amnesty International Italia ha lanciato una campagna Free Patrick Zaki, ma a parlare in favore dell' attivista sono state anche star come Scarlett Johansson, che il 3 dicembre 2020 aveva lanciato un appello via social per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema.
Il senato ha approvato la mozione che chiede che sia data la cittadinanza italiana a Patrick Zaki. Con 208 sì, nessun contrario e 33 astenuti (la compagine di Fratelli d' Italia), il responso è chiaro. Presente in aula anche la senatrice Liliana Segre: <c'è qualcosa nella storia di Patrick Zaki che prende in modo particolare, ed è ricordare quando un innocente è in prigione. Questo l'ho provato anch'io e sarò sempre presente, almeno spiritualmente quando si parla di libertà >.
La mozione è stata presentata dal senatore dem Francesco Verducci.
Nel test approvato si fa domanda al governo di chiedere alle autorità egiziane la liberazione dello studente, di attivarsi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei paesi dove persistono violazioni.
Ma in conferenza stampa il premier Draghi ha sottolineato come si tratti di <un' iniziativa parlamentare, il governo non è coinvolto al momento>.
La vicenda di Patrick Zaki ricorda quella di Giulio Regeni. In questi anni i signori Regeni non hanno mai smesso di chiedere al nostro governo giustizia per il loro figlio.



Ma come spiega Il Manifesto, Patrick e Giulio sono solo 2 dei 750 nomi imprigionati dal regime egiziano. Si stimano 62 imputati l'ora e un nuovo rapporto. I Giulio Regeni d'Egitto, svela che dal 2013, anno del golpe di al-Sisi, ci sono stati 1058 morti.
Il rapporto è uscito nel giorno in cui in Italia, la Procura di Roma dava conto della chiusura delle indagini sulla tortura e l'omicidio del giovane ricercatore italiano e dell'intenzione di chiedere il rinvio a giudizio per 4 agenti della National Security del Cairo. Come scrive Ascanio Celestini su Il Fatto Quotidiano, a fronte della similitudine dei casi, bisogna ricordare che <Giulio Regeni è morto, Patrick Zaki possiamo ancora salvarlo>.