venerdì 16 gennaio 2026

Convivialità


https://media.istockphoto.com/id/1718782643/it/foto/gruppo-eterogeneo-di-amici-che-gustano-cibo-fatto-in-casa-al-tavolo-da-pranzo-festivo.jpg?s=612x612&w=0&k=20&c=_8CoTKkQL8j7AhJToRaNdTiEEaRxyGlBATUX1FH8NqY=

Duemila anni fa i discepoli e Gesù condividevano i pasti e mangiavano insieme. Spezzavano lo stesso pane, e bevevano lo stesso vino. Forse, era così!! Io non c'ero duemila anni fa (sono vecchio ma non così vecchio). D'altronde il condividere il cibo, il mangiare insieme, il ritrovarsi per mettersi tutti a tavola e consumare il rito del pranzo o della cena o di qualsivoglia pasto, è un'antichissima usanza. La convivialità o il rito di mangiare insieme è vecchio come il cucco ed è uno strumento fondamentale per creare e rafforzare i legami sociali, comunitari e culturali, trasformando il semplice nutrimento in un'esperienza di condivisione, relazione e celebrazione. E secondo alcuni promuove la salute mentale, riduce ansia e la depressione, favorisce una dieta più sana e aumenta il senso di appartenza. Chi lo avrebbe mai detto che il condividere il cibo, il mangiare insieme agli altri, il ritrovarsi insieme per consumare un pasto potesse avere tutte queste implicazioni?? Naturalmente il vostro nonnino aveva qualche sentore di ciò, forse, ma si sa nella vita non ci sono certezze. Ormai siamo tutte isole anche a tavola, e non sia mai che a qualcuno venga in mente di stare insieme, condividendo un caffè, un dolce, o un gesto che esprima empatia e affetto. È pericolosissimo!
Nonno Elpho

Memento mori




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Come avevo detto la scorsa settimana non tutti siamo uguali neanche davanti alla morte. E non mi riferivo alle differenze sociali ed economiche, che sicuramente sono presenti e si possono vedere nella cerimonia funebre, nel luogo della tomba, nella tomba e similia. Ma mi riferivo alle differenze che ci sono tra chi è un isola e muore come tale, e gli altri che isole non sono. E non mi riferisco alla solitudine, al morire da soli, etc. No!! E allora a cosa ???
Che un isola è un problema da vivo ed è un problema anche quando muore, e da morto. Anzi no, chiedo scusa non è un problema, è il problema. Perché il pregiudizio non si ammala, il pregiudizio non muore. Pensieri tristi e amari, ma tra tanta tristezza e amarezza, voglio ricordare una persona, che non c'è più, una bella persona e un amico, che ci ha lasciato in questo periodo. Si chiamava Peppino Russo. Ciao Peppino.


Nonno Elpho

venerdì 9 gennaio 2026

VADEMECUM BUONI PROPOSITI PER IL 2026...


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 Io mi voglio bene! Io vado bene! Io mi piaccio! Io desidero! Io amo!!! 

E' cominciato un nuovo anno. E per vederla da un certo punto di vista, anche una nuova vita. Eh si, un nuovo anno e un nuovo inizio, una ripartenza. Tutto riparte, magari dall' inizio, oppure soltanto dopo una pausa, ma bisogna ricominciare. È una possibilità. È un dovere. Non lo è soltanto rivolto a noi stessi ma anche rivolto agli altri. Così, la vita va avanti.

Io, per quanto mi riguarda, voglio ricominciare, continuare tutto, meglio di prima, più forte che mai. Voglio ripartire con sprint incredibile, indomabile. Voglio ripartire dando il meglio di me stesso, a me ed agli altri, pensando che non sia comunque il massimo che potrò dare in futuro. Sì! Questo ci tengo a dirlo e a sottolinearlo: "Noi come esseri umani, con corpo e mente, con forza e intelligenza, abbiamo sempre dalla nostra la possibilità di migliorare". Questo è da tener sempre come obiettivo, altrimenti non potremmo farlo. Dobbiamo essere consapevoli dei limiti che la natura ci ha imposto ma non dobbiamo accontentarci. La ricerca e il miglioramento sempre davanti a noi, anche se dovessero essere in fondo ad una strada lunga con la meta che neanche riusciamo a vedere. Andare avanti!

La felicità non sta nell' obiettivo raggiunto piuttosto nella strada che si fa per raggiungerlo, comprensiva di difficoltà. 

 Se ti vuoi bene, non strafare. Ascoltati!

 Se ti vuoi bene, non ti esporre se non possiedi difese adeguate. Piuttosto fatti accompagnare!

 Se ti vuoi bene, non correre. Rallenta!

 Se vuoi farti voler bene dagli altri, non gridare. Ascoltali! Magari scoprirai qualcosa che non sapevi...

 Se vuoi bene al tuo corpo, non andare oltre ai suoi limiti attuali. Superali poco alla volta, dagli tempo e vedrai che sarà più facile di quanto pensavi.

 Se ti vuoi bene, smetti di fumare! La sigaretta non è tua alleata. Se lo hai già fatto, sei un eroe! Complimenti.

 Se ti vuoi bene, non fare tutto quello che ti viene detto, pensando sia sempre la cosa più giusta da fare. Ascolta prima te stesso!

 Se ti vuoi bene, non guardare in basso! Guarda in alto! 

 Se vuoi vedere di più, non tenere gli occhi aperti. Chiudili! 

 Se vuoi conquistare qualcosa, ammirala, e con tutta probabilità sarà tua!

 Se ti vuoi bene, non fare grandi abbuffate. Il cibo non è sempre tuo amico. Ascolta il tuo stomaco!

 Se ti vuoi bene, non passare intere giornate seduto sul divano o steso sul letto. Alzati! Muoviti! Il tuo corpo e la tua mente non aspettano altro. Lo richiedono a gran voce.

 Se ti vuoi bene, non ti isolare. Unisciti agli altri e vivrai meglio. Non è bello avere un rapporto troppo stretto con la propria mente. Essa può rivelarsi una cattiva compagnia.


 Se ami te stesso, il mondo, la vita, non esitare! Non mollare! Guarda dritto e vai! 


White Cosmos

Mors mortis



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La vita serve a prepararsi per la morte o dovrebbe servire a ciò?? Sembrerebbe almeno secondo Nietzsche che la morte non sia una cosa da cui fuggire, ma un esame a cui bisogna prepararsi e a cui nessuno si può sottrarre, forse. Mi sono chiesto per fare cosa??Perché sprecare tempo per prepararsi alla morte? Perché trattarla? Che benefici può darmi il prepararmi alla morte? Cosa significa? Quanto tempo mi richiede? E soprattutto se poi la morte mi coglie repentinamente quando non sono pronto o senza accorgermene? Che senso ha? Ma poi è possibile essere pronti e prepararsi a un evento come la morte?? Sto facendo un sacco di domande e sinceramente non mi curo delle risposte e neanche delle ricerche e dei miei ricordi su Nietzsche ,il nichilismo, la morte, etc. Perché non credo che il prepararsi, il pensare, o il filosofeggiare sulla morte mi possa aiutare a morire e neanche a vivere. Anche se ho dei dubbi sulla prima. Comunque ne sto scrivendo, e ci ho anche pensato, per quel che posso pensare. E l' unica cosa che mi viene in mente da dire, o che voglio ancora dire , è che il non sapere quando si deve morire, in fondo aiuta . Aiuta a vivere! Perché non si è pressati da una data, da un termine, che incombe sulle nostre teste(è il caso di dire, ma sì diciamolo). Volendo si può vivere in maniera più rilassata, meno consapevole, del termine, della fine. In fondo il sapere che dobbiamo morire, ma ignorare il quando, non è detto che sia negativo, anzi in questo caso l'ignoranza potrebbe essere utile e vantaggiosa per poter vivere appieno o comunque al nostro meglio , o in qualsiasi modo riusciamo, la nostra vita. In fondo se come dice il proverbio non tutti i mali vengono per nuocere, può darsi che anche l'ignoranza in questo caso non sia nociva, ma benevola. Perché pensare di prepararsi per la morte o per un'altra vita, in questa vita? Viviamo adesso! Vogliamoci bene adesso! Amiamo adesso! Siamo in pace con noi stessi e con gli altri adesso, cioè nella nostra vita terrena. Facciamo tutte queste cose per questa vita e senza altro scopo. Forse il vivere in sé, è più importante di prepararsi od essere pronti alla morte, e forse ciò ci aiuterà anche per "l'altra vita", forse..., ma anche se non fosse così, il vostro nonnino preferisce pensare, agire, scrivere, amare, provare dolore o gioia, etc, senza neanche chiedersi se ciò sia propedeutico all'inevitabile o a un'altra vita. E se lo è, francamente me ne infischio. 

P. S. Totò scrisse una bellissima poesia "a livella" per dire come di fronte alla morte siamo tutti uguali. E a me sembrava che non avesse tutti i torti, ma neanche tutte le ragioni. Perché oltre le differenze sociali, economiche, etc, ci sono delle differenze che neanche la morte riesce a livellare. 

Nonno Elpho

ATTITUDINI NESSUNA

    https://www.trentinospettacoli.it/eventi/attitudini-nessuna/

E’ il documentario che racconta le origini, l’amicizia e la carriera di Aldo, Giovanni e Giacomo: un viaggio sincero tra risate, ricordi e successi. Quando un gruppo artistico resta nel cuore del pubblico per decenni, la curiosità su cosa ci sia dietro le quinte cresce. Con “Attitudini Nessuna”, la regista Sophie Chiarello decide non solo di celebrare il successo del trio comico, ma di raccontarne la storia con onestà: le origini difficili, la gavetta, le fragilità, le amicizie, i momenti di crisi. Il risultato è un documentario che punta a essere autentico, senza retorica, un racconto di formazione e di vita, oltre che di comicità. Il documentario inizia da prima che Aldo, Giovanni e Giacomo diventassero “icone”: li segue nei luoghi della loro infanzia, nei primi anni di gavetta tra teatri, locali, piccoli palcoscenici. Racconta di un loro passo per passo, l’incontro casuale, l’amicizia nata tra risate e speranze, la decisione di provarci davvero, la precarietà, i rifiuti, le attese. Con l’aiuto di colleghi, amici e collaboratori, come Marina Massironi, Paolo Rossi e Arturo Brachetti, il film ricostruisce il percorso che ha portato il trio da un sogno tra bar e palchetti minori fino ai successi teatrali, televisivi e cinematografici, diventando una vera leggenda della comicità italiana. Il titolo stesso “Attitudini Nessuna”, richiama un episodio simbolico: compariva su una pagella delle scuole medie di Aldo come commento scolastico negativo (“nessuna attitudine”). Quel commento, crudele e demotivante, diventa il fulcro di una rivendicazione: dimostrare che con passione, amicizia e lavoro si può costruire qualcosa di solido, significativo e duraturo. Il documentario mescola immagini d’archivio, interviste sincere, ricordi di vita e momenti di riflessione: emergono fragilità, dubbi, momenti di crisi, non solo trionfi. È proprio questa onestà che rende la pellicola più di una celebrazione: un diario intimo a tre voci, un racconto umano prima ancora che artistico. Sophie Chiarello, già nota per il suo precedente documentario premiato, ha scelto consapevolmente di evitare la celebrazione vistosa, la nostalgia patinata, i fasti del successo. Al contrario, il film adotta un approccio sobrio, rispettoso, fatto di silenzi, pause, spazi vuoti che lasciano respirare ricordi e nostalgie. Non c’è enfasi, non c’è retorica: c’è il racconto della fatica, del dubbio, della pazienza, del talento che emerge lentamente, come si formano le storie, le amicizie, le carriere, i sogni. Il risultato è un’opera intima, capace di far ridere ma anche riflettere. Capace di restituire la dimensione quotidiana di chi, con tanto lavoro, passione e amicizia, è riuscito a cambiare il volto della commedia italiana. Una lezione di amicizia, perseveranza e talento e per ricordare che dietro una risata c’è sempre lavoro, dedizione e a volte anche dolore. Un’occasione per riscoprire la comicità italiana dal vivo con testimonianze, aneddoti, volti noti e una consapevolezza nuova su cosa significhi stare insieme sul palco.


Blue Jacket

venerdì 12 dicembre 2025

La iella continua...

 


https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d7/Fiat_Seicento_S.jpg


Non è finita qui! Dal 2011 non guido più la macchina!!! Ho avuto dei problemi che ho dovuto in parte risolvere da un meccanico che si trovava fuori Roma, ma per il resto ci volevano altri soldi che non avevo e nessuno me li poteva prestare. Per fortuna conosco una signora che ha dei terreni vicino Tivoli che, dopo qualche anno che la macchina me l'aveva tenuta gratis il meccanico, me la tiene fortunatamente anche lei gratuitamente. Essendo anche un'amica dei miei genitori che da lei acquistavano dei prodotti, per esempio l'olio. La macchina si trova tutt'ora da questa signora. Un giorno spero di recuperarla. A parte questa storia, ora, è dal 2011 che mi muovo con i mezzi pubblici ma non è troppo agevole. Ogni volta, o quasi, che devo prendere l'autobus, devo aspettare anche mezz'ora, mentre quello che passa nella direzione opposta passa sempre per primo. E non c'è verso. Anche se vado nell'altra direzione passa sempre prima quello della direzione opposta!!! E' uno sfacelo! E per la patente che ora non ho più, perché ritenuto inabile alla guida, ho seguito tutte le strade per avere il rinnovo. Ma niente da fare. Dopo diversi preparativi, spostandomi un po' per tutta Roma, e nonostante le rassicurazioni della psichiatra, mi arriva qualche mese dopo una lettera dal ministero dei trasporti che mi comunica la mia inabilità alla guida con conseguente revoca della patente. Dovrei ripetere lo stesso, spero di no, iter, che ho percorso per sperare che mi riabilitino e possa finalmente riavere la patente. Ecco altri fenomeni che mi contraddistinguono... è  così!

                                                                                                                                Lo iellato

Fantozzi ragionier Ugo e... una celebrità della musica italiana!


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Bentrovati e bentrovate a tutte e tutti dal vostro assurdo e imprevedibile Fantozzi ragionier Ugo! Oggi sono qui a raccontarvi di un incontro un po' particolare, avvenuto proprio tra ieri ed oggi, tra me e una grande vip della musica italiana! Non vi dico chi è, vi dico soltanto che lei è l'autrice di una canzone un po' celestina dell'anno 2011 mi pare, una canzone che mi piacque molto, e attualmente è autrice della famosa canzone che, giustamente, a mio avviso, descrive la triste realtà degli uomini narcisisti, ed è proprio grazie a questa canzone che ci siamo conosciuti io e lei, perché io sono andato a scrivere un commento più volte sotto i suoi video tik tok e le ho fatto notare che le ragazze perbene non vanno coi narcisisti, un commento che molto probabilmente l'ha colpita, tanto che è andata a vedere il mio profilo tik tok, e lì deve aver letto il mio nome "Giulio l'eretico" e soprattutto la descrizione che è "musica operaia celeste e blu". Dopodiché abbiamo iniziato a chattare su tik tok e dopo un po' lei mi ha chiesto se potevamo chattare in modo più sicuro e privato con l'app Zangi, perché io le avevo dato il mio numero di telefono ma lei non poteva darmi il suo per ragioni di privacy, così siamo passati a chattare su Zangi, io le ho chiesto se per caso lei voleva parlare con me di musica celeste e blu, e mi sono offerto anche di mandarle i miei libri elettronici, "Il movimento della musica blu" e "Pianoforte celeste", e le ho chiesto se voleva darmi l'email, ma lei non me l'ha data e quindi io non ho insistito. Lei mi ha chiesto più volte se io sono un suo fan e io non ho risposto direttamente, perché la vera risposta sarebbe stata no, visto che dopo la canzone un po' celestina lei è tornata a fare musica commerciale, il solito rock insomma. Però le ho detto che a me interessano tutti i vip della musica che hanno il coraggio di fare anche la musica celeste, e le ho detto che ascolto spesso Morgan, Arisa, Danilo Rea al piano con Fiorella Mannoia alla voce, e altri vip che continuano a fare musica celeste (e Morgan anche musica blu). Poi siamo finiti a parlare della nostra situazione sentimentale, e io ho raccontato soprattutto della mia, i miei 20 anni di solitudine insomma. Le ho chiesto se per caso lei ha avuto brutte esperienze coi narcisisti, ma lì ho notato un po' di tensione, e le ho detto che mi sembrava che la sua canzone attuale li descrivesse proprio bene i narcisisti. Per adesso la conversazione è terminata con lei che mi vuole offrire un biglietto gratis quando viene a Roma, e mi vuole pure invitare a cena!

Fantozzi ragionier Ugo