https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQEWPrcw455oTTAYogsl0DdoZ0TjiICV1z-iw&sOrmai erano delle ore che la banda dei bruchi neri capeggiati da Masso, il grosso e prepotente capo bruco, stava dando la caccia al bruco Filippo. Masso era un bruco davvero molto grosso, il più grosso di tutti. Lui e la sua banda di brucacci cattivi, neri come il carbone, si erano messi alla ricerca del bruchino Filippo per fargli qualche dispetto, come piaceva a loro. Volevano maltrattarlo anche un po', perché no? Lo avevano deciso tutti quanti insieme. Decisione comune! Volevano insomma divertirsi con lui. Questa era la cosa peggiore! Erano veramente dei bruchi perfidi e... ignoranti. Dopo ore di ricerca e di inseguimento, non volevano proprio saperne di mollarlo, Non volevano concedergli neanche un istante di tregua. Non gli davano respiro e questa ormai era diventata una caccia spietata. Povero Filippo! Lui intanto, anche se terrorizzato dai suoi inseguitori e soprattutto stremato dalla fatica, come sempre succedeva quando veniva inseguito da qualche animaletto più grande di lui, continuava a correre più veloce che poteva, con tutti i suoi 1001 piedi, non uno di meno. Impegnandosi nella corsa per la salvezza, dando fondo a tutte le sue energie residue, cercò nel frattempo di trovare una soluzione per scamparla e di trovare un riparo sicuro. Ed ecco lì che a poca distanza da dove si trovava, proprio davanti a lui, scorse un buco, una piccola cavità in una roccia, ovvero quella che sembrava essere l'entrata di un luogo dove si sarebbe finalmente messo in salvo. La banda dei bruchi neri, lì, non avrebbe potuto raggiungerlo. Per loro infatti era un passaggio troppo piccolo viste le loro dimensioni. Arrivati lì davanti avrebbero dovuto rinunciare. E di questo Filippo era molto contento. Un po' meno lo sarebbe stato il prepotente Masso.
A quel punto, con un ultimo scatto bruchineo, il furbissimo Filippo percorse l'ultimo tratto di strada e si andò ad infilare nella cavità. Era finalmente in salvo! Attese giusto un po' per essere del tutto sicuro di esserlo davvero, facendo ogni tanto capolino al di fuori ma, fortuna per lui, non c'era più nessuno. Filippo l'aveva scampata bella stavolta.
Mentre si trovava lì dentro ormai da un po' di tempo, ritornò sull'accaduto, convincendosi via via che, oltre alla fortuna che aveva avuto, gran parte del merito comunque ce l'aveva lui. Aveva creduto in se stesso, aveva creduto di potercela fare. E così fu! Filippo, un piccolo e fragile bruco, aveva avuto la meglio su un branco di bruchi bulli che volevano divertirsi a spese sue.
Lì dentro però cominciò piano piano a fare sempre più freddo. Filippo non era preparato per questo. Il freddo per lui era una cosa nuova vista la tenera età che aveva. Una sfida che non aveva mai dovuto affrontare fino a quel momento. Le basse temperature che si stavano facendo sentire in quella cavità di roccia, stavano mettendo a dura prova il suo corpo delicato, per nulla resistente ad esso. Cominciò quindi a tremare. A tremare sempre di più. Il freddo lo stava minacciando insomma e lui in realtà non comprendeva bene, essendo la prima volta, che cos'era quella brutta sensazione che provava. Il freddo... brutto, brutto, brutto! Continuò a tremare per parecchio tempo. Tremò... tremò... e rischiò quasi di addormentarsi, finché il suo corpo non fece un sussulto. Si destò e rimase immobile per qualche istante, Senza rendersi conto di cosa era accaduto. Si tirò così su sulle sue mille e uno zampine, si guardò attorno, a destra, a sinistra, indietro e poi guardò avanti. Guardò davanti a sé da dove arrivava la luce, verso l'uscita. Si avvicinò allora ad essa, con cautela e con altrettanta cautela mise la testa e poi le prime due zampine oltre ad essa, ma lì rimase, immobile, in silenzio e... con la paura dipinta sulla sua faccia di bruco. Oltre al freddo, adesso c'era di nuovo un'altra minaccia.
Improvvisamente Filippo aprì gli occhi. Si accorse subito di essere in preda ad un grande affanno. Faceva molta fatica a respirare. Il respiro era corto ed estremamente veloce. Si spaventò di questo. Che stava succedendo? Dove si trovava? Perché respirava in quel modo affannoso? Stava per caso morendo? Sembrava di sì, per lui. Ma invece...
Dopo un interminabile momento di paura per la sua vita, pian piano cominciò a calmarsi ed il suo respiro a tornare regolare. Intorno a lui, nulla. Solo il nulla, il silenzio e... il freddo. Tanto, tanto freddo. Ancora non capiva dove si trovava, ma ad un tratto, ormai calmo e lucido di mente, realizzò di trovarsi nella sua piccola dimora all'interno di un albero. Quello che aveva vissuto era stato soltanto un sogno. Ma quel freddo... perché faceva quel freddo? Filippo non smetteva di domandarselo. Si ricordò del sogno, anzi, dell'incubo che aveva avuto e piano piano, con cautela e con un pizzico di ansia, si avvicinò all'uscita e... sgranò gli occhi di fronte ad una immensa distesa bianca, luccicante e freddissima. Ma che cosa mai poteva essere quel candido manto bianco, quell'incanto? - si domandò. Aveva un aspetto così soffice che gli sembrò lo stesse invitando a tuffarcisi dentro per scomparire poi in un luogo sconosciuto per poi magari scoprire che lì sotto non c'era niente. "Che meraviglia!" - pensò. "Da dove è uscita fuori quella roba?" Filippo era un bruco molto curioso, ma a volte anche un po' incosciente. Molte volte si era già cacciato nei guai, se lo ricordava bene. Ma rimaneva comunque curioso. Oramai voleva scoprire a tutti i costi che cos'era quella distesa bianca che a lui appariva così bizzarra.
La neve... la neve... ma lui ancora non sapeva di cosa si trattasse. Eh no, perché non l'aveva ancora mai vista nella sua giovane vita. E non sapeva neppure quanto fosse fredda. Ma Filippo era curioso, e voleva saperne di più.
Zampa dopo zampa, si avvicinò...