La mostra su
Pericle Fazzini, lo scultore del vento, devo dire, non mi ha catturato granché. Anzi a dir
la verità, molto poco. Le sue opere non le ho trovate molto interessanti sotto
il profilo della qualità
estetica. Erano semplici e poco dettagliate. I corpi delle persone
rappresentate si riconoscevano
più che altro dalla loro forma complessiva, cioè osservandoli si distingueva la forma di
un corpo umano, ma invece per nulla, secondo me, dal realismo delle forme. Osservando
queste opere, quello che mi è venuto spontaneo pensare, è che l' artista non si sia sforzato
molto per realizzarle. Le ha terminate in modo abbastanza sbrigativo, senza dare molta
importanza ai dettagli, per l' appunto, magari perché non ne era proprio
capace, o magari
anche svogliato, che ne sappiamo, tutto può essere. Ha voluto invece dare molto più risalto
e attenzione alla qualità alla questione del vento. Ovvero far sì che,
guardando le sue
opere, si capisse subito o quasi, insomma con poco sforzo mentale, il vento
fosse il vero
protagonista, che saltasse subito alla vista e fosse evidente. Il vento, nelle
sue opere domina tutto
ed ha la prevalenza su ciò che è rappresentato, sulla scultura stessa. Domina le forme,
plasmandole secondo la sua volontà e forza. Ciò che si vede non sono più soltanto
semplici corpi umani intatti, così come sono, ma corpi umani le cui linee e le
cui caratteristiche
sono state volute e scolpite dal vento, unica forza dominante delle opere di Pericle Fazzini.
Il vento decide quale forma devono avere i suoi corpi, a scapito di tutto il resto. Da
qui nasce, secondo me, la semplicità delle forme e l' inconsistenza dei
dettagli, quasi del
tutto assenti.
White Cosmos
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