venerdì 30 gennaio 2026

Oltre...

https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSU-ka2_ybnW_MAFnmEmQjo87Y5uKf2T0HsYg&s

Oltre l'angoscia,

oltre la paura,
oltre la disperazione...
oltre il dolore.
Oltre i mostri della depressione, 
oltre la morte in sé stessa
se vogliamo.
Basta fare quel passo e
andare oltre.
Superare quel ponte, 
prendere quella metropolitana,
entrare in quella galleria.
Chiamare quella persona 
e dirle che l'hai sempre amata.
E, in qualche modo, 
scavalcare quel ponte che metteva
tanta paura. E andare oltre.
E vedere oltre...

PuffyNonPiangere

MIA (Recensione)


https://m.media-amazon.com/images/S/pv-target-images/c4a87ee6d561318f3a9c9771abce25011e25ef19bf7c948452a1f94c71490f7f._SX1080_FMpng_.png


Quel giorno era mia intenzione scegliere un film da guardare con clausola necessaria la presenza nella pellicola di Edoardo Leo, attore che io amo, o almeno, uno degli attori che io amo. Sperando in qualcosa di divertente, ma serio come Smetto Quando Voglio, un altro dei suoi film, mi sono imbattuto in Mia, poiché era disponibile per il noleggio ad un prezzo scontato su Amazon Prime.Il film è veramente bello. Non lo definirei per nulla piacevole, per il fatto che non ti suscita emozioni gradevoli, ma solo un senso di disturbo per quello che viene messo in scena.
Tratta, senza fare spoiler chiaramente per chi se lo volesse vedere, di una ragazza, tale Mia, che conosce e si fidanza con un ragazzo tossico. Marco, il ragazzo, è un malintenzionato che vuole solo approfittare di lei e questo film mette in guardia da tutti quei tipi di falso amore dominante ed autoritario a discapito della nostra libertà, limitante la nostra stessa vita.
Per tutto il film, Mia sarà una schiava psicologica di Marco ed il film sarà solo un'escalation di eventi nefasti e tragici per questa povera ragazza che ha dato il suo cuore ad un ragazzo abusante.
Ti chiederesti volentieri perché mai Mia non prenda una decisione intuitiva agli occhi dello spettatore come per esempio potrebbe esserlo il semplice lasciare il ragazzo per la sua strada senza invitarlo mai più nella propria vita. Ma il film di mostra come questo non sia per niente intuitivo in quanto le persone abusanti hanno un controllo sulle nostre decisioni ed intuizioni. Come una sorta di legame parassitario da cui è difficile distaccarsi. Non è logico, è malato, e proprio per questo motivo, molto difficile da spiegare a parole.
Quindi no, il film non è stato affatto piacevole, ma è stato davvero un trauma, con Edoardo Leo, il padre di Mia, che cerca in tutti i modi di salvaguardarne il benessere fallendo miseramente.
Consiglierei questo film? Assolutamente sì. Tutti dovrebbero vederlo perché le relazioni sono alla base dei rapporti umani e chiunque dovrebbe essere messo in guardia dalla tossicità dei rapporti.
                                                         SIMMACO

Donald Trump e l'incubo della dittatura in America

https://media-assets.wired.it/photos/684c15f3e09393b7a17b3450/16:9/w_2560%2Cc_limit/1020991564

Buontrumpati e buontrumpate a tutte e tutti dal vostro omogeneo Fantozzi ragionier Ugo! Oggi siamo qui a porci la domanda del perché in America sta succedendo quello che sta succedendo! Trump e la sua ICE, un corpo di polizia federale col compito di arrestare ed espellere gli immigrati irregolari, sta seminando il caos e il terrore nello stato del Minnesota e soprattutto nella città di Minneapolis. Ci sono già state due uccisioni di cittadini che si opponevano ai metodi violenti di questo corpo di polizia, sono morti una ragazza, Renee Good, che avvertiva gli immigrati dell'arrivo dell'ICE con un fischietto, e c'è stata anche la morte di Alex Pretti, un infermiere barbaramente assassinato perché difendeva una donna immigrata. Queste due uccisioni hanno creato molto scalpore in tutto il mondo, e al di là dell'emozione e del sensazionalismo, io vorrei tentare di dare una spiegazione di ciò che sta avvenendo. Robert de Niro a proposito di Trump avvertiva, tempo fa, durante la campagna elettorale, che se Trump fosse stato eletto poi non se ne sarebbe più andato dalla Casa Bianca. Molto probabilmente Robert de Niro aveva ragione. Tentiamo di spiegare perché. Gli Stati Uniti stanno in declino relativo già da un po' di anni, che significa declino relativo? Significa che il PIL USA cresce, ma il PIL delle potenze emergenti, Cina soprattutto, cresce più velocemente, e la percentuale del PIL americano sul PIL mondiale sta calando. Ormai possiamo dire che dal punto di vista economico la Cina è la prima potenza mondiale, e l'India insegue con un quindicennio di ritardo. Insomma la borghesia americana non accetta pacificamente questa realtà, e sta iniziando a cedere a tentazioni autoritarie. Lo scopo di ciò sarebbe impedire l'ingresso in America delle merci e dei capitali cinesi. Trump quando minaccia di invadere il Canada, il Messico, la Groenlandia e anche il sud America, ribadisce a modo suo quella che era la "dottrina Monroe", cioè dice che l'America del nord e del sud sono "roba sua", e molto probabilmente Trump ha in testa di mettere in piedi un vero e proprio impero a guida USA, e per fare questo avrà molto probabilmente intenzione di ridurre i diritti democratici del popolo americano. Su tik tok ho visto già poliziotti litigare con altri poliziotti, preti che contrastano l'ICE, e altri comuni cittadini che si oppongono, compresi senatori e deputati del Partito Democratico. Ogni scenario a questo punto è possibile, compresa una seconda guerra civile. Avete visto il film "La seconda guerra civile americana"? Sembrava un film di fantapolitica, ma potrebbe diventare, purtroppo, realtà!


Fantozzi ragionier Ugo

MERCATO

     https://en.wikipedia.org/wiki/Macellum_of_Pompeii

Il Mercato alle origini in Grecia nacque con la piazza, e quindi mercato scoperto nel centro del primitivo accampamento di capanne, e poi nell' incrocio principale ove convergevano le poche strade del villaggio arcaico. La piazza principale veniva chiamata agorà, una piazza circondata da edifici vari e variamente disposti senza un' organizzazione urbanistica. L’Agorà non era mercato e pure fiera dove si vendeva il bestiame, ma con zone riservate al tipo di merce venduta; c’era la zona per i venditori di bestiame, di pentole, di attrezzi agricoli, di pettini, e poi i venditori di derrate alimentari, come cereali, carni, formaggi, vino, olio e così via, ma soprattutto vi è la divisione, come riferisce Aristotele, tra il mercato degli alimenti e quello generico. Seguivano i venditori ambulanti su banchetti improvvisati con tele, borse, cinture, sandali e così via. Ma non mancavano nella piazza le botteghe vere e proprie, con gioiellieri, profumieri, barbieri e medici. Come nel mondo greco il mercato romano si sviluppa sull’agorà, e cioè con il centro cittadino, che all' inizio non si distingue dal Forum. Il Foro romano infatti, nel periodo repubblicano, appare costituito in gran parte da tabernae, e cioè botteghe per la vendita delle merci. Quando Roma aveva un solo Forum, questa piazza serviva per le adunanze pubbliche, per i giudizi e per il mercato. Il Foro Romano in epoca arcaica dunque veniva utilizzato per i giochi atletici o gladiatori e a fini commerciali. Tuttavia con lo sviluppo della società dell' antica Roma, il foro divenne un centro politico ed economico. In tutte le città antiche ne fu centro il Foro, cioè la piazza pubbica che era il centro di tutti gli affari pubblici e privati. I Fori di Roma contenevano anche i mercati. Questi mercati si distinsero a seconda delle merci che vendevano come ad esempio Forum Vinarium, Forum Piscarium e Forum Olitorium. Se la piazza del mercato è sia greca che romana, il mercato coperto, cioè l' edificio specifico alla vendita dei prodotti alimentari è solo romano e nasce nel primo quarto del II sec. a.c..Infatti nel 179 a.c. sorgeva a Roma il primo supermarket, un edificio destinato a concentrare tutti i mercati cittadini. Il nuovo edificio fu designato con il nome di Macellum, che oggi indica solo il mattatoio. Il Macellum è il termine da cui derivano oggi i termini macello, luogo dove si uccidono gli animali, e macellaio, venditore di carni, non aveva lo stesso significato presso i romani, che tale termine avevano coniato. Il macellum romano era infatti un mercato dove si vendeva di tutto, comprese le carni. 

Blue Jacket

venerdì 23 gennaio 2026

IL FALLIMENTO COMUNISTA



https://it.freepik.com/foto-vettori-gratuito/economia

Oggi analizzeremo il motivo per cui il sistema politico-economico del Comunismo ha mostrato fallimenti sistemici e ricorrenti in ogni applicazione storica su larga scala.In un sistema di remunerazione reddituale livellata, se il guadagno non dipende dallo sforzo individuale, le persone hanno meno incentivo a lavorare meglio, innovare o assumersi responsabilità. Questo porta a bassa produttività ed inefficienza.
Se ci concentriamo sul mercato libero, che è dove si incontrano le curve di domanda ed offerta, nel Comunismo ciò è assente.
Pertanto lo Stato non sa cosa produrre e quanto produrne, con i prezzi che non riflettono la quantità di merce reale e le preferenze del consumatore, portando così a gravi sprechi e carenze.
Come applicazione, inoltre, il Comunismo si fonda sull'espropriazione di proprietà private e l'imposizione di pianificazioni centrali con repressione delle opposizioni. Tipico di un regime totalitario in cui il potere economico e politico è concentrato dentro un'elité burocratica.
Senza libertà economica, il potere politico diventa pericoloso in quanto chi controlla lavoro, casa e cibo controlla l'opinione pubblica. Una qualsiasi critica diventa pericolosa.
Nei Paesi dove è stato applicato il Comunismo si è sempre visto in modo ripetuto nel tempo povertà, repressioni, carestie e così via.
Il Comunismo presuppone l'esistenza di individui spontaneamente altruisti e preoccupati del bene collettivo con assenza di interesse personale. Questo è biologicamente contro-natura ed antropologicamente irrealistico. Le persone rispondono ad incentivi, responsabilità e libertà.
Senza profitto, concorrenza e rischio imprenditoriale poi, vengono a rallentarsi tutte quelle dinamiche che porterebbero invece all'innovazione ed è il motivo per cui le economie comuniste restano tecnologicamente indietro.
OBIEZIONI E RISPOSTE DI SEGUITO:
O: URSS, Cina e Corea del Nord non erano vero Comunismo, ma deviazioni autoritarie.
R: Se un'idea fallisce ogni volta che viene applicata, il problema è strutturale e non personale. Un sistema che viene giudicato su base intenzionale e non relativamente agli effetti prodotti non è una teoria politica efficiente.
O: È ingiusto che qualcuno abbia troppo mentre altri hanno poco.
R: È giusto che venga ricompensato chi è stato migliore e si è impegnato di più. Eliminando la povertà vengono eliminati anche i ricchi. Dove la ricchezza viene terminata, ciò che resta è la povertà come si è visto negli esempi di applicazione.
O: In teoria il Comunismo è perfetto. Il problema è come viene applicato.
R: Una teoria che funziona solo con esseri umani perfetti è solo un'utopia. I sistemi validi tengono conto della natura umana.
O: In URSS tutti avevano scuola e sanità
R: Sono esistite eccellenze isolate, ma a fronte di servizi mediamente scadenti, arretratezza tecnologica e gravi limitazioni delle libertà individuali.
Note EXTRA: Il profitto non porta alla distruzione dell'ambiente necessariamente. I peggiori disastri ambientali si sono riscontrati nelle società comuniste come URSS, Lago d'Aral e Cina Maoista. Questo perché una società povera necessita di sopravvivenza prima rispetto al benessere ecologico.
Il Comunismo sottomette l'uomo al lavoro, togliendogli scelte di carriera ed iniziative private.
Queste sono le ragioni per cui considero il Comunismo una scelta deleteria.
                                  SIMMACO

Il cavaliere dalla triste figura (Don Chisciotte)


https://i0.wp.com/losbuffo.com/wp-content/uploads/2017/09/Don_Chisciotte_contro_i_mulini_a_vento.jpg?fit=580%2C420&ssl=1
Il vostro nonnino sta leggendo Don Chisciotte della Mancia, il libro scritto da M. Cervantes nel 1605 la prima parte e nel 1615 la seconda parte. Il libro narra la storia di un uomo dabbene che per aver letto troppi libri sulla cavalleria e sui cavalieri, voleva anche lui essere cavaliere, e per la precisione un cavaliere errante che vagava per la Spagna a fare imprese, a raddrizzare i torti e stortare i dritti, insieme al suo fido scudiero Sancio Pansa. Ma aimé oltre a combattere contro dei Mulini a vento, liberare dei malfattori, e scambiare locande per castelli, e prendere un sacco di legnate non è mai andato oltre. Aimé questo cavalier errante che ebbro di cotante avventure di cavalieri che uccidevano giganti, che conquistavamo regni, che sfidavano eserciti e incantatori, armati solo della propria spada e della forza del loro braccio, nonché del proprio impavido coraggio naturalmente, coloro egli voleva emulare e anzi superare affinché si scrivessero le sue imprese e si cantassero per ogni dove le sue lodi. Diciamo così.

Eppure questo personaggio così "strano" e "Stravolto" che credeva nella cavalleria, nei cavalieri erranti e nelle imprese scritte nei vari libri che aveva letto, mi sembra del tutto normale e plausibile, come normali e plausibili mi sembrano le sue imprese.

Ma d'altronde so disabile.

Poi finito di leggere il libro, ho acceso la TV,

e ho visto e ascoltato il telegiornale e ...

non riuscivo a credere a nessuna notizia, mi sembrava tutto incredibile e al di fuori della realtà!! Allora ho chiuso la TV ed ho ripreso in mano il libro di Cervantes, almeno è più divertente e verosimile.

Nonno Elpho

RICOMINCIO DA TRE


https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=/articoli/2025/09/Ricomincio-da-tre-in-versione-restaurata-220a2783-3d2a-4fe3-b848-361b03db71ab-ssi.html

I film di Massimo Troisi, seppur pochi, sono una benedizione per il cinema italiano. Riguardarli, anche a distanza di anni, fa comprendere quanto abbiamo perso, un talento che non tornerà facilmente nella cinematografia contemporanea. Troisi era unico, la sua comicità ironica e amara è ancora oggi inconfondibile. Ricomincio da Tre, uscito nelle sale italiane nel 1981, rappresenta una vera svolta nella carriera di Massimo Troisi: fino ad allora, l’attore si era cimentato solo nell’esperienza teatrale e televisiva. Da poco si era conclusa la Smorfia, insieme a Lello Arena e Enzo De Caro suoi amici storici, e all’epoca era molto indeciso sul suo futuro. Alla fine, il cinema gli aprì le porte e, spinto dal produttore Mauro Berardi, venne fuori questo suo film d’esordio. Qui, si cimenta non solo come attore ma anche come regista e sceneggiatore, insieme a Anna Pavigano, realizzando una pellicola che oggi, nel 2026, mi sembra ancora di una grande bellezza. Ci troviamo nel 1980, dopo il tragico terremoto dell’Irpinia che invase la Campania. Tutto comincia con Lello , ovvero Lello Arena, che va a trovare il suo vecchio amico Gaetano, interpretato da Massimo Troisi. Nella prima scena memorabile, Lello chiama ad alta voce l’amico dall’ingresso del palazzo, mentre sullo sfondo si può notare un palazzo distrutto dal terremoto. Gaetano è giovane, introverso, insoddisfatto del suo lavoro e molto timido. Il giovane non è convinto di cosa fare della sua vita, ma ha un desiderio: andare via da Napoli. Così, approfitta di un punto d’appoggio a Firenze e va a vivere con zia Antonia, tentando di cominciare una nuova vita. Qui, farà un incontro che gli cambierà la vita: in una casa di cura, dove accompagna un professore conosciuto da poco, vede per la prima volta Marta e se ne innamora perdutamente. Tutto si ravviva quando Lello arriva a Firenze, per fare da spalla all’amico, una scelta di sceneggiatura incredibile visto che i duetti comici con Lello Arena portano avanti tutta la trama. Insomma, Gaetano alla fine fa il primo passo e si fidanza con Marta, che poi gli propone di convivere. Così, i due fanno lo step successivo e vanno a vivere nella stessa casa. Quando poi Gaetano torna a casa per il matrimonio della sorella, al suo ritorno Marta gli confessa di essere incinta ma…non sa chi è il padre! In Ricomincio da Tre Massimo Troisi esordisce in modo brillante: la sua non è solo una semplice commedia da ridere, ma un film che riflette su tematiche importanti che probabilmente ancora oggi rappresentano la vita di molti italiani. Si parla di emigrazione: per svoltare la sua vita, deludente e con un lavoro precario, Gaetano lascia Napoli per andare a Firenze. Ma qui si rende conto che tutti lo trattano come un emigrante, quello che “viene dal sud” per trovare fortuna. Un bel film, quindi, ma non dimentichiamo che parliamo sempre dell’esordio dietro la macchina da presa di un attore comico, che fino ad allora aveva solo fatto ridere. E' una pellicola gentile, che non ha bisogno di volgarità per far ridere, ma che scava profondamente nell' animo umano. E' consigliato a chi ama i ritmi lenti e la comicità intelligente.




Blue Jacket

venerdì 16 gennaio 2026

E niente...



https://www.amazon.it/Ghirlanda-Natalizia-Artificiale-Ornamento-Decorazioni/dp/B0BK9FS768
E niente...pure ste feste so andate. Dem****a, ma manco tanto. Sapete...ormai me c'ero abituato a vede casa addobbata, mo un po' me fa brutto smontà tutto e aspettà un anno...pe provà quell'emozione de quanno mamma, da piccoletto, già dar 15 novembre nun vedeva l'ora d'addobbà tutto, e rsei gennaio, puntuale come un orologio svizzero, co un po' de malinconia, sprecava tutto er pomeriggio, pe levà presepi alberi e addobbi de Natale.
E niente...come dicevo prima, pure ste feste so andate. Dem****a ma manco tanto...mo un po' me fa brutto, co la stessa sua malinconia, smontà tutto e aspettà un anno...pe risentilla un po' più vicina...

PuffyNonPiangere (ex Buio Totale)

Convivialità


https://media.istockphoto.com/id/1718782643/it/foto/gruppo-eterogeneo-di-amici-che-gustano-cibo-fatto-in-casa-al-tavolo-da-pranzo-festivo.jpg?s=612x612&w=0&k=20&c=_8CoTKkQL8j7AhJToRaNdTiEEaRxyGlBATUX1FH8NqY=

Duemila anni fa i discepoli e Gesù condividevano i pasti e mangiavano insieme. Spezzavano lo stesso pane, e bevevano lo stesso vino. Forse, era così!! Io non c'ero duemila anni fa (sono vecchio ma non così vecchio). D'altronde il condividere il cibo, il mangiare insieme, il ritrovarsi per mettersi tutti a tavola e consumare il rito del pranzo o della cena o di qualsivoglia pasto, è un'antichissima usanza. La convivialità o il rito di mangiare insieme è vecchio come il cucco ed è uno strumento fondamentale per creare e rafforzare i legami sociali, comunitari e culturali, trasformando il semplice nutrimento in un'esperienza di condivisione, relazione e celebrazione. E secondo alcuni promuove la salute mentale, riduce ansia e la depressione, favorisce una dieta più sana e aumenta il senso di appartenza. Chi lo avrebbe mai detto che il condividere il cibo, il mangiare insieme agli altri, il ritrovarsi insieme per consumare un pasto potesse avere tutte queste implicazioni?? Naturalmente il vostro nonnino aveva qualche sentore di ciò, forse, ma si sa nella vita non ci sono certezze. Ormai siamo tutte isole anche a tavola, e non sia mai che a qualcuno venga in mente di stare insieme, condividendo un caffè, un dolce, o un gesto che esprima empatia e affetto. È pericolosissimo!
Nonno Elpho

Memento mori




https://www.mau.sma.unipi.it/wp-content/uploads/2020/06/rachitismo.jpg


Come avevo detto la scorsa settimana non tutti siamo uguali neanche davanti alla morte. E non mi riferivo alle differenze sociali ed economiche, che sicuramente sono presenti e si possono vedere nella cerimonia funebre, nel luogo della tomba, nella tomba e similia. Ma mi riferivo alle differenze che ci sono tra chi è un isola e muore come tale, e gli altri che isole non sono. E non mi riferisco alla solitudine, al morire da soli, etc. No!! E allora a cosa ???
Che un isola è un problema da vivo ed è un problema anche quando muore, e da morto. Anzi no, chiedo scusa non è un problema, è il problema. Perché il pregiudizio non si ammala, il pregiudizio non muore. Pensieri tristi e amari, ma tra tanta tristezza e amarezza, voglio ricordare una persona, che non c'è più, una bella persona e un amico, che ci ha lasciato in questo periodo. Si chiamava Peppino Russo. Ciao Peppino.


Nonno Elpho

venerdì 9 gennaio 2026

VADEMECUM BUONI PROPOSITI PER IL 2026...


https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR8e0V8cSWCJosZbdwktfrCZX378nDF-cF8Eg&s

 Io mi voglio bene! Io vado bene! Io mi piaccio! Io desidero! Io amo!!! 

E' cominciato un nuovo anno. E per vederla da un certo punto di vista, anche una nuova vita. Eh si, un nuovo anno e un nuovo inizio, una ripartenza. Tutto riparte, magari dall' inizio, oppure soltanto dopo una pausa, ma bisogna ricominciare. È una possibilità. È un dovere. Non lo è soltanto rivolto a noi stessi ma anche rivolto agli altri. Così, la vita va avanti.

Io, per quanto mi riguarda, voglio ricominciare, continuare tutto, meglio di prima, più forte che mai. Voglio ripartire con sprint incredibile, indomabile. Voglio ripartire dando il meglio di me stesso, a me ed agli altri, pensando che non sia comunque il massimo che potrò dare in futuro. Sì! Questo ci tengo a dirlo e a sottolinearlo: "Noi come esseri umani, con corpo e mente, con forza e intelligenza, abbiamo sempre dalla nostra la possibilità di migliorare". Questo è da tener sempre come obiettivo, altrimenti non potremmo farlo. Dobbiamo essere consapevoli dei limiti che la natura ci ha imposto ma non dobbiamo accontentarci. La ricerca e il miglioramento sempre davanti a noi, anche se dovessero essere in fondo ad una strada lunga con la meta che neanche riusciamo a vedere. Andare avanti!

La felicità non sta nell' obiettivo raggiunto piuttosto nella strada che si fa per raggiungerlo, comprensiva di difficoltà. 

 Se ti vuoi bene, non strafare. Ascoltati!

 Se ti vuoi bene, non ti esporre se non possiedi difese adeguate. Piuttosto fatti accompagnare!

 Se ti vuoi bene, non correre. Rallenta!

 Se vuoi farti voler bene dagli altri, non gridare. Ascoltali! Magari scoprirai qualcosa che non sapevi...

 Se vuoi bene al tuo corpo, non andare oltre ai suoi limiti attuali. Superali poco alla volta, dagli tempo e vedrai che sarà più facile di quanto pensavi.

 Se ti vuoi bene, smetti di fumare! La sigaretta non è tua alleata. Se lo hai già fatto, sei un eroe! Complimenti.

 Se ti vuoi bene, non fare tutto quello che ti viene detto, pensando sia sempre la cosa più giusta da fare. Ascolta prima te stesso!

 Se ti vuoi bene, non guardare in basso! Guarda in alto! 

 Se vuoi vedere di più, non tenere gli occhi aperti. Chiudili! 

 Se vuoi conquistare qualcosa, ammirala, e con tutta probabilità sarà tua!

 Se ti vuoi bene, non fare grandi abbuffate. Il cibo non è sempre tuo amico. Ascolta il tuo stomaco!

 Se ti vuoi bene, non passare intere giornate seduto sul divano o steso sul letto. Alzati! Muoviti! Il tuo corpo e la tua mente non aspettano altro. Lo richiedono a gran voce.

 Se ti vuoi bene, non ti isolare. Unisciti agli altri e vivrai meglio. Non è bello avere un rapporto troppo stretto con la propria mente. Essa può rivelarsi una cattiva compagnia.


 Se ami te stesso, il mondo, la vita, non esitare! Non mollare! Guarda dritto e vai! 


White Cosmos

Mors mortis



        https://www.veleia.it/download/immagini/img-298- ors_antiqua_bibliografia_sulla_morte_e_il_morire_a_roma_2018_.jpg

La vita serve a prepararsi per la morte o dovrebbe servire a ciò?? Sembrerebbe almeno secondo Nietzsche che la morte non sia una cosa da cui fuggire, ma un esame a cui bisogna prepararsi e a cui nessuno si può sottrarre, forse. Mi sono chiesto per fare cosa??Perché sprecare tempo per prepararsi alla morte? Perché trattarla? Che benefici può darmi il prepararmi alla morte? Cosa significa? Quanto tempo mi richiede? E soprattutto se poi la morte mi coglie repentinamente quando non sono pronto o senza accorgermene? Che senso ha? Ma poi è possibile essere pronti e prepararsi a un evento come la morte?? Sto facendo un sacco di domande e sinceramente non mi curo delle risposte e neanche delle ricerche e dei miei ricordi su Nietzsche ,il nichilismo, la morte, etc. Perché non credo che il prepararsi, il pensare, o il filosofeggiare sulla morte mi possa aiutare a morire e neanche a vivere. Anche se ho dei dubbi sulla prima. Comunque ne sto scrivendo, e ci ho anche pensato, per quel che posso pensare. E l' unica cosa che mi viene in mente da dire, o che voglio ancora dire , è che il non sapere quando si deve morire, in fondo aiuta . Aiuta a vivere! Perché non si è pressati da una data, da un termine, che incombe sulle nostre teste(è il caso di dire, ma sì diciamolo). Volendo si può vivere in maniera più rilassata, meno consapevole, del termine, della fine. In fondo il sapere che dobbiamo morire, ma ignorare il quando, non è detto che sia negativo, anzi in questo caso l'ignoranza potrebbe essere utile e vantaggiosa per poter vivere appieno o comunque al nostro meglio , o in qualsiasi modo riusciamo, la nostra vita. In fondo se come dice il proverbio non tutti i mali vengono per nuocere, può darsi che anche l'ignoranza in questo caso non sia nociva, ma benevola. Perché pensare di prepararsi per la morte o per un'altra vita, in questa vita? Viviamo adesso! Vogliamoci bene adesso! Amiamo adesso! Siamo in pace con noi stessi e con gli altri adesso, cioè nella nostra vita terrena. Facciamo tutte queste cose per questa vita e senza altro scopo. Forse il vivere in sé, è più importante di prepararsi od essere pronti alla morte, e forse ciò ci aiuterà anche per "l'altra vita", forse..., ma anche se non fosse così, il vostro nonnino preferisce pensare, agire, scrivere, amare, provare dolore o gioia, etc, senza neanche chiedersi se ciò sia propedeutico all'inevitabile o a un'altra vita. E se lo è, francamente me ne infischio. 

P. S. Totò scrisse una bellissima poesia "a livella" per dire come di fronte alla morte siamo tutti uguali. E a me sembrava che non avesse tutti i torti, ma neanche tutte le ragioni. Perché oltre le differenze sociali, economiche, etc, ci sono delle differenze che neanche la morte riesce a livellare. 

Nonno Elpho

ATTITUDINI NESSUNA

    https://www.trentinospettacoli.it/eventi/attitudini-nessuna/

E’ il documentario che racconta le origini, l’amicizia e la carriera di Aldo, Giovanni e Giacomo: un viaggio sincero tra risate, ricordi e successi. Quando un gruppo artistico resta nel cuore del pubblico per decenni, la curiosità su cosa ci sia dietro le quinte cresce. Con “Attitudini Nessuna”, la regista Sophie Chiarello decide non solo di celebrare il successo del trio comico, ma di raccontarne la storia con onestà: le origini difficili, la gavetta, le fragilità, le amicizie, i momenti di crisi. Il risultato è un documentario che punta a essere autentico, senza retorica, un racconto di formazione e di vita, oltre che di comicità. Il documentario inizia da prima che Aldo, Giovanni e Giacomo diventassero “icone”: li segue nei luoghi della loro infanzia, nei primi anni di gavetta tra teatri, locali, piccoli palcoscenici. Racconta di un loro passo per passo, l’incontro casuale, l’amicizia nata tra risate e speranze, la decisione di provarci davvero, la precarietà, i rifiuti, le attese. Con l’aiuto di colleghi, amici e collaboratori, come Marina Massironi, Paolo Rossi e Arturo Brachetti, il film ricostruisce il percorso che ha portato il trio da un sogno tra bar e palchetti minori fino ai successi teatrali, televisivi e cinematografici, diventando una vera leggenda della comicità italiana. Il titolo stesso “Attitudini Nessuna”, richiama un episodio simbolico: compariva su una pagella delle scuole medie di Aldo come commento scolastico negativo (“nessuna attitudine”). Quel commento, crudele e demotivante, diventa il fulcro di una rivendicazione: dimostrare che con passione, amicizia e lavoro si può costruire qualcosa di solido, significativo e duraturo. Il documentario mescola immagini d’archivio, interviste sincere, ricordi di vita e momenti di riflessione: emergono fragilità, dubbi, momenti di crisi, non solo trionfi. È proprio questa onestà che rende la pellicola più di una celebrazione: un diario intimo a tre voci, un racconto umano prima ancora che artistico. Sophie Chiarello, già nota per il suo precedente documentario premiato, ha scelto consapevolmente di evitare la celebrazione vistosa, la nostalgia patinata, i fasti del successo. Al contrario, il film adotta un approccio sobrio, rispettoso, fatto di silenzi, pause, spazi vuoti che lasciano respirare ricordi e nostalgie. Non c’è enfasi, non c’è retorica: c’è il racconto della fatica, del dubbio, della pazienza, del talento che emerge lentamente, come si formano le storie, le amicizie, le carriere, i sogni. Il risultato è un’opera intima, capace di far ridere ma anche riflettere. Capace di restituire la dimensione quotidiana di chi, con tanto lavoro, passione e amicizia, è riuscito a cambiare il volto della commedia italiana. Una lezione di amicizia, perseveranza e talento e per ricordare che dietro una risata c’è sempre lavoro, dedizione e a volte anche dolore. Un’occasione per riscoprire la comicità italiana dal vivo con testimonianze, aneddoti, volti noti e una consapevolezza nuova su cosa significhi stare insieme sul palco.


Blue Jacket